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Coppia usurata durante la pandemia, processo al via per altri tre imputati

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Viterbo – (sil.co.) – “Ti bruciamo il locale”, è un’altra delle minacce rivolte a un ristoratore viterbese da tre dei suoi strozzini. Al centro di un secondo processo c’è ancora l’odissea della coppia di imprenditori vittime di usura nel 2020, l’anno della pandemia.


Carabinieri - Un inseguimento - Foto di repertorio

Carabinieri – Foto di repertorio


La richiesta sarebbe stata di 234mila euro a fronte di un prestito iniziale di 89.500 euro. Tre gli imputati sdi concorso in tentata estorsione ed estorsione aggravata: A.B. di 33 anni, fratello minore di altri due dei presunti usurai, il 52enne che ha patteggiato un anno e otto mesi e il 44enne imputato con la moglie nell’altro processo; M.C. di 45 anni, originario di Ronciglione; e l’albanese 30enne E. D., a sua volta cugino dell’albanese 32enne già a processo davanti al collegio. Parti civili sempre il ristoratore e la compagna. 

L’inchiesta del pm Michele Adragna nella primavera del 2021 ha smantellato – come si ricorderà – una presunta banda di sette pericolosi strozzini – cinque arrestati il 26  aprile 2021 e tre indagati a piede libero – arrivati a minacciare un ristoratore viterbese:”Facciamo stuprare tua figlia e la facciamo finire sulla sedia a rotelle”.

Giusto lunedì l’uomo è stato ascoltato al processo in cui è parte civile con la compagna contro quattro dei cinque imputati arrestati, uno dei quali per l’appunto uscito di scena patteggiando un anno e otto mesi di reclusione. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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