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Documenti non in regola, assolti due impreditori

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Civita Castellana – (sil.co.) – Disoccupato dopo trenta anni a causa del fallimento della società di trasporti alimentari per cui lavorava, ne rileva i furgoni al posto della mancata liquidazione e apre una ditta in proprio assieme al figlio. Ma i furgoni che erano già vecchi si fermano del tutto, per cui cede la società piuttosto che comprarli nuovi e inguaia non volendo i successori. 


Guardia di finanza

Guardia di finanza


Vittima e imputato il titolare di un supermercato di Orte, che acquisì al prezzo del capitale di 10mila euro una società di Civita Castellana specializzata nel trasporto di prodotti alimentari, finendo nei guai assieme alla socia quando la guardia di finanza scoprì che non era in possesso della prevista documentazione contabile. È successo tra il 2018 e il 2019 e l’ultimo bilancio utile, relativo al 2015, era stato presentato dai titolari, padre e figlio, nel 2017.

Ieri proprio padre e figlio sono stati ascoltati davanti al collegio. Il figlio, di 32 anni, ha spiegato come il padre si fosse trovato disoccupato, dopo trenta anni, in seguito al fallimento dell’analoga società per cui lavorava. “Quando ha deciso di proseguire l’attività in proprio, io mi sono messo con lui. Le cose fino a un certo punto sono andate bene, poi abbiamo deciso di cedere la società, abbiamo trovato una persona interessata, abbiamo depositato la documentazione dal commercialista e fatto l’atto dal notaio il 22 marzo 2018”.

A settembre 2019 i due congiunti furono chiamati a dare spiegazioni in procura. “Abbiamo ceduto la società, che stava andando bene, per colpa dei mezzi da buttare – ha spiegato il padre – erano un camion e tre furgoni che avevo rilevato dalla ditta per cui lavoravo con un accordo al momento del fallimento, visto che non avrei avuto la liquidazione. Ma erano già vecchi allora, e a un certo punto erano ormai fermi in officina. Avrei dovuto comprarli nuovi, ma la società sarebbe andata in remissione. Non conveniva più andare avanti. Una volta ceduta, ho anche dismesso l’affitto dell’area attrezzata a deposito, dove c’era il container che usavamo come ufficio. Se qualcosa nella documentazione è mancato, potrebbe essere rimasto lì”. Secoli fa. 

Fatto sta che i nuovi titolari della società sono finiti nei guai con l’accusa di avere disperso o distrutto la documentazione contabile. Il processo però ha sollevato il dubbio che agli imputati potrebbe non essere mai stata consegnata, per cui lo stesso pm Flavio Serracchiani ha chiesto l’assoluzione, accordata dal collegio con la formula più ampia, perché il fatto non sussiste.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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