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“Una folla di pellegrini passò per Viterbo e visitò la chiesa di Santa Rosa per venerare il suo corpo incorrotto”

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Don Mario Brizi

Don Mario Brizi

Il corpo di santa Rosa conservato nella basilica

Il corpo di santa Rosa conservato nella basilica

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Niccolò della Tuccia nella sua cronaca scrive: “Venuto l’anno 1450 papa Nicolò V fé l’anno del perdono, che assolveva da colpa e da pena quelli che erano confessi e contriti e andavano a visitare Roma. San Pietro, San Paolo, San Giovanni Laterano e Santa Maria Maggiore”.

Come nei precedenti Giubilei una gran folla di pellegrini passò per Viterbo per recarsi nella capitale della cristianità e la maggior parte di questi visitò la chiesa di Santa Rosa per venerare il corpo incorrotto della Santa.

Le monache per l’occasione avevano preparato dei piccoli cordoni intrecciati di seta e d’argento che venivano offerti ai pellegrini come reliquie.

Si calcola che le offerte raccolte nell’anno nella chiesa di Santa Rosa ammontarono a 4-5 mila ducati. Una cifra importante, tanto che il comune di Viterbo chiese di mettere a disposizione quella somma per portare a termine la canonizzazione di Santa Rosa. Al che queste risposero che quei denari erano frutto del loro lavoro e di conseguenza sarebbero state loro a decidere come impiegarli.

E così fu. Con quei proventi fu sistemata la chiesa e il monastero che negli ultimi decenni era andato in declino, furono acquistati diversi immobili e ingaggiato due famosi pittori per abbellire la chiesa.

Il primo fu Benozzo Gozzoli che dipinse un ciclo di affreschi con la vita di Santa Rosa, che purtroppo sono andati perduti nel 1600 quando fu ingrandita la chiesa. E’ invece ancora visibile in un altare laterale del Santuario lo splendido polittico di Francesco di Antonio Zacchi  detto il Balletta, nel quale Santa Rosa è raffigurata, con abito non da religiosa francescana, a destra della Madonna in trono con Bambino.

Don Mario Brizi


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