Gianfranco Chiti
Viterbo – “Padre Chiti, una figura eroica”. Pierluigi Congedo, professore della Luiss, ieri pomeriggio in sala regia, palazzo dei priori, Viterbo, dove i frati cappuccini hanno voluto ricordare e omaggiare una figura straordinaria. Gianfranco Chiti, generale e presbitero.
“Frate Chiti – ricorda Congedo – che durante la seconda guerra mondiale, da ufficiale della repubblica sociale italiana, salvò ebrei e partigiani facendogli indossare la divisa da granatiere”.
Viterbo – L’omaggio a Gianfranco Chiti in sala Regia
Un incontro, quello di ieri, aperto a tutta la cittadinanza, con testimonianze del mondo religioso, civile e militare. persone che hanno conosciuto frate Chiti, già colonnello comandante della scuola allievi sottufficiali di Viterbo, città alla quale fu particolarmente legato. Il tutto, con il patrocinio del comune, accompagnato da interventi musicali e arricchito dalla mostra fotografica curata dall’associazione Allievi di Padre Chiti.
Un personaggio incredibile, nato nel 1921, morto nel 2004. Prima militare, poi frate. Infine, dal 2024, venerabile della chiesa, proclamato da papa Francesco. L’inizio del percorso che porta alla beatificazione.
Gianfranco Chiti
Chiti trascorre l’infanzia in Inghilterra, poi a Pesaro. E cresce in una famiglia di musicisti. Suo padre fu primo violino della filarmonica di Londra. “Un ufficiale e un sacerdote – fa notare Congedo – che aveva una forte componente artistica. Un uomo capace di creare. Un personaggio operistico, l’eroe per eccellenza”.
A 15 anni si iscrive alla scuola militare di Milano per passare poi all’accademia di Modena. Dopo lo scoppio della seconda guerra è prima in Slovenia e Croazia, dove fu decorato con la croce di guerra al valor militare. Dopodiché, nel 1942, dalla stazione di Zepponami, parte per la Russia, col 32° battaglione controcarro Granatieri di Sardegna diretto sul fiume Don, con oltre 200 uomini. A 21 anni. Rifiutandosi, durante la tragica e devastante ritirata dell’Armir, di abbandonare i propri soldati.
Viterbo – Pierluigi Congedo
“L’8 settembre – prosegue Congedo – si trova a Bagnoregio. Una vita, la sua, modellata nella Tuscia. Di fronte alla fuga del Re e della corte e all’occupazione nazista, si nasconde per due mesi nelle campagne tra Orvieto e il lago di Bolsena. Per non cedere le armi ai tedeschi. Armi che vengono lasciate sotto l’altare della chiesa di Civita di Bagnoregio. Nel mese di novembre i tedeschi riorganizzano l’esercito italiano e Chiti rientra, perché doveva mantenere la famiglia. Aderisce quindi alla Rsi. Viene mandato a Roma e nell’aprile del 1944 trasferito al nord nel ferrarese e successivamente nelle Langhe, dalle parti di Cuneo”.
“Chiti – continua Congedo – partecipa ai rastrellamenti e trova partigiani ed ebrei nascosti. Ma, anziché consegnarli alla milizia e ai nazisti, gli dà la divisa da granatiere e li salva, facendoli passare per soldati della repubblica sociale”.
Viterbo – L’omaggio a Gianfranco Chiti in sala Regia
Una storia incredibile. Chiti ricevette in consegna dai tedeschi anche una ventina di prigionieri russi, fra cui vecchi, donne e bambini, con l’ordine di passarli per le armi. In tal caso spinse invece i prigionieri alla fuga.
“Tra gli ebrei salvati – va avanti Congedo – anche i torinesi Giulio Segre e suo padre Massimo”.
Pierluigi Congedo, classe 1967, phd del King’s college di Londra. Viterbese. Ha insegnato a Cambridge come professore associato prima di passare alla Luiss a Roma, dove insegna diritto privato e protezione dei dati personali. È anche avvocato dell’ordine degli d’Inghilterra e Galles. Vive a Londra.
Viterbo – Patrizia Notaristefano e Giancarlo Martinengo
Dopo la fine della guerra, Chiti viene rinchiuso nel campo di concentramento di Coltano, insieme a Ezra Pound, sottoposto a procedimento di epurazione davanti al Tribunale militare, dal quale uscì completamente scagionato. Dal 1945 al 1948, in attesa di reimpiego, insegna matematica al Liceo Ginnasio Giuseppe Calasanzio degli Scolopi a Campi Salentina, in provincia di Lecce. Il 31 marzo 1948 rientra di nuovo nelle file del Esercito Italiano assegnato al 1º Reggimento Granatieri di Sardegna con il grado di capitano. Dal 1949 al 1954 viene assegnato al comando Forze Armate della Somalia e, rientrato in Italia, dirige il corso di Allievi Ufficiali Somali presso la Scuola di Fanteria di Cesano.
Dal 26 ottobre 1962 al 1967, con il grado di tenente colonnello, Chiti ricopre l’incarico di aiutante in prima del 1º Reggimento Granatieri di Sardegna con stanza a Roma, caserma Antonio Gandin. Sempre nel 1967 viene nominato comandante del 4º Battaglione Meccanizzato e Corazzato del 1º Reggimento “Granatieri di Sardegna” di stanza a Civitavecchia, caserma Ugo De Carolis. Dal 1969 al maggio 1970 riveste l’incarico di vicecomandante della scuola sottufficiali dell’Esercito Italiano di Viterbo, quindi promosso colonnello, dal giugno 1970 al settembre 1973 capo della segreteria dello Stato maggiore del comando della regione militare centrale a Roma e dal 1973 al 1978 comandante della scuola allievi sottufficiali dell’Esercito sempre a Viterbo.
Promosso al grado di generale di brigata, una volta chiusa la sua carriera militare, il 30 maggio 1978 Chiti entra nel convento dei Cappuccini di Rieti e, il 22 ottobre dello stesso anno, indossa l’abito religioso, abbracciando definitivamente la vita religiosa. Il 12 settembre 1982 viene ordinato sacerdote dal vescovo Francesco Amadio con il nome di padre Gianfranco Maria da Gignese. Nel 1990 ricostruire infine l’antico convento di San Crispino a Orvieto, da molti anni in stato di abbandono, trasformandolo in un luogo di preghiera.
Viterbo – L’omaggio a Gianfranco Chiti in sala Regia
“Una figura umana di grandissima levatura – interviene l’assessora comunale Patrizia Notaristefano -. Un uomo di fede che ha saputo vivere con impegno il senso del dovere. Come militare prima e religioso poi”.
“Padre Chiti è una figura straordinaria – conclude l’assessore Giancarlo Martinengo -. La sua vita è stata un intreccio fedeltà, moralità, amore”.
Daniele Camilli






