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Frode da 112 milioni nel settore carburanti, Vincenzo Salzillo di nuovo al centro di una inchiesta

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Un distributore Ewa a Viterbo

Un distributore Ewa a Viterbo

Guardia di finanza

Guardia di finanza

Marcianise – Frode da 112 milioni nel settore carburanti, Vincenzo Salzillo di nuovo al centro di una inchiesta.

Nuovi guai giudiziari per Vincenzo Salzillo. Il gestore di una serie di impianti Ewa, dislocati in tutta la Tuscia, è finito al centro di un’indagine della guardia di finanza di Caserta. Oltre 112 milioni di euro tra beni e disponibilità finanziarie sono stati sequestrati nell’ambito di un’inchiesta su una frode carosello nel settore della distribuzione di carburante. L’indagine, coordinata dalla procura della repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha coinvolto cinque società, tra cui la “Penta Petroli” con sede legale a Milano ma operativa nel casertano, e sette persone.

Tra i destinatari del provvedimento figura proprio Salzillo, 64 anni, imprenditore già noto alle cronache giudiziarie. In passato, il suo nome era emerso in altre indagini.

Questa volta l’inchiesta si concentra su un meccanismo di frode all’iva: una rete di società fittizie, prive di attività reale, avrebbe acquistato carburanti in esenzione d’imposta dichiarandosi “esportatori abituali”, per poi rivendere i prodotti a distributori come la “Penta Petroli” a prezzi concorrenziali. In questo modo, sarebbero stati immessi sul mercato oltre 600 milioni di litri di carburante tra il 2018 e il 2021, con un’evasione stimata in 112 milioni di euro.

Il sistema, secondo gli inquirenti, si basava su fatture false per operazioni inesistenti e sull’impiego di prestanome con precedenti fiscali, che facevano da schermo alle transazioni. Le società cartiere venivano chiuse prima di dover presentare le dichiarazioni fiscali, impedendo ogni recupero tributario.

Le indagini, condotte dal nucleo di polizia economico-finanziaria di Caserta, hanno fatto emergere legami con altre imprese attive tra Salerno e Napoli.

L’indagine ha preso il via da anomalie nei flussi finanziari delle aziende coinvolte. Intercettazioni e accertamenti documentali hanno confermato l’esistenza di una filiera opaca, strutturata per eludere il fisco e abbattere i costi di vendita, a danno degli operatori regolari. Il sequestro preventivo punta a interrompere i profitti illeciti e a ricostruire l’intera rete economica dei soggetti coinvolti.


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