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Incendi, intimidazioni e estorsioni: il boss Trovato e altri 10 indagati davanti al gup

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Mafia viterbese - Teste mozzate di animali usate per intimidire le vittime dai sodali

Mafia viterbese – Teste mozzate di animali usate per intimidire le vittime 


Viterbo – (sil.co.) – È ancora mafia viterbese. Davanti al gup del tribunale di Roma il prossimo 28 maggio per danneggiamenti, incendi ed estorsioni altri undici indagati dalla Dda nell’ambito della maxi inchiesta Erostrato sfociata nei tredici arresti del 25 gennaio 2019, tra cui i boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi.

Tra gli undici indagati spicca ancora una volta il nome dello stesso boss calabrese GiuseppeTrovato, oltre ad alcuni dei componenti del sodalizio italo-albanese smantellato dai carabinieri che indagavano sugli attentati incendiari e le intimidazioni a professionisti, politici e imprenditori, in particolare del settore compro-oro, che hanno messo a ferro e fuoco Viterbo nel biennio 2017-2018.

Ci sono anche delle “new entry” a sorpresa. Sette le parti offese. 

Oltre al 50enne Giuseppe Trovato, il casertano di Lamezia Terme titolare a suo tempo di tre compro-oro a Viterbo, col sogno del “monopolio” del settore, ci sono: il viterbese 40enne M.R.; il 64enne italiano O.M.; il 45enne e il 38enne C.L. e D.C. entrambi di Vetralla; tra gli albanesi ci sono il 37enne Spartak”Ricciolo” Patozi e S.P. di 33 anni; E.P., 29enne albanese; l’albanese 46enne Eduart Voka; la 38enne romena Ioana Laura Zaharia, compagna del boss Ismail Rebeshi; la 46enne albanese Manuela Hima, compagna di David Rebeshi, fratello di Ismail; 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 

 

 

 

 

 

 


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