Roma – Ieri, prima, durante e dopo le esequie di Papa Francesco, Roma è tornata ad essere capitale del mondo, non solo per l’evento in sé ma per tutti gli incontri cruciali ed informali fra capi di stato e di governo che si sono succeduti prima e dopo il funerale di Bergoglio. Alcuni momenti collaterali alle esequie ed immortalati dai fotografi resteranno nella storia, come il colloquio in San Pietro di Trump e Zelensky.
Giusto sottolineare come l’organizzazione congiunta Vaticano-Stato italiano sia stata perfetta, sia nella gestione delle delegazioni governative sia nell’ultimo viaggio da San Pietro a Santa Maria Maggiore compiuto dal Papa argentino.
I funerali di Papa Francesco – Il colloquio a San Pietro tra Trump e Zelensky
Ad officiare la messa, Giovanni Battista Re, di cui abbiamo già parlato. Alla sua età e con la sua carriera, ne ha viste e passate di tutti i colori. A 91 anni, forse, gli resta la voglia di togliersi gli ultimi sassolini dalle scarpe. Nel caso di Re magari sono messe da parte alcune ambizioni ma resta la lucidità e la voglia di lasciare un segno di fronte al popolo di fedeli, agli altri prelati e soprattutto ai grandi della Terra, come si dice in questi casi.
È bastato ricordare alcuni momenti chiave del pontificato di Francesco per far andare di traverso il pranzo successivo alle esequie. Cosa può aver pensato Viktor Orban – o Matteo Salvini – mentre Re ricordava l’importanza e il simbolismo di Francesco che scelse di fare il primo viaggio, la prima visita pastorale proprio a Lampedusa.
O il segretario generale dell’Onu quando Re ha ricordato gli sforzi di Bergoglio per la pace, a Gaza come in Ucraina, mentre non si ricordano iniziative delle Nazioni unite. O lo stesso presidente argentino Milei, che all’inizio del suo mandato ha avuto rapporti quanto meno burrascosi con il Papa Bergoglio, nel sentir rievocare i tanti anni di Bergoglio a capo della chiesa argentina.
Insomma, l’ottimo Re non si è fatto sfuggire l’occasione per lanciare messaggi politici e pastorali chiari e forti. Il suo ruolo giuridico di decano gli da’ grandi margini di manovra e sembra che voglia esercitare le sue prerogative fino all’ultimo. Magari, sarà lui il king maker dell’elezione: i 135 cardinali elettori (Becciu più, Becciu meno) si sono incontrati poche volte, non si conoscono bene, sarà normale ascoltare chi ha più esperienza.
Thomas Moore
