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Morte di Hassan Sharaf, un altro medico a giudizio per omicidio colposo

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Hassan Ramadan Mukhaymar Sharaf

Hassan Ramadan Mukhaymar Sharaf

Caso Hassan Sharaf - Gli avvocati Michele Andreano e Giacomo Barelli

Caso Hassan Sharaf – Gli avvocati Michele Andreano e Giacomo Barelli


Viterbo – (sil.co.) – Morte di Hassan Sharaf, è stato rinviato a giudizio ieri anche il sesto indagato per la morte del 21enne egiziano deceduto all’ospedale Santa Rosa di Viterbo una settimana dopo essersi impiccato in cella d’isolamento, il 23 luglio 2018.

Si aprirà il 12 febbraio dell’anno prossimo, davanti al giudice Ilaria Inghilleri, il processo per omicidio colposo in concorso  all’allora responsabile di medicina protetta Roberto Monarca, la cui posizione era stata stralciata dal gup Savina Poli che il 27 marzo 2024, quando ha disposto il processo per i due indagati che hanno scelto il rito ordinario. Un procedimento destinato a chudersi a luglio con la prescrizione. 

Oltre a Monarca, erano indagati per omicidio colposo l’ex direttore Pierpaolo D’Andria, il responsabile della sezione d’isolamento Massimo Riccio e la dottoressa di medicina protetta Elena Niniashvili, gli ultimi due tuttora a processo.

All’ex direttore del carcere Nicandro Izzo di Viterbo, veniva contestato anche il reato di omissione di atti d’ufficio per il mancato trasferimento d’ufficio in un carcere minorile, assieme al comandante della penitenziaria Daniele Bologna e all’agente capo matricola Luca Floris, entrambi assolti. 

D’Andria, prosciolto dall’accusa di omicidio colposo, è stato condannato a due mesi e venti giorni di reclusione con sospensione della pena per il mancato trasferimento del detenuto. Il 30 aprile si discuteranno davanti alla corte di appello i ricorsi della procura generale contro l’assoluzione e della difesa contro la condanna.

La procura generale, il 10 dicembre 2021, su richiesta degli avvocati Giacomo Barelli e Michele Andreano, aveva avocato a sè l’inchiesta per istigazione al suicidio di cui la procura di Viterbo aveva chiesto l’archiviazione, ad eccezione della vicenda dei due agenti finiti a processo per lo schiaffo.

Quando si è impiccato, nel primo pomeriggio del 23 luglio 2018, Hassan Sharaf si trovava da poche ore in cella d’isolamento, in seguito a una sanzione irrogata con provvedimento del consiglio di disciplina in data 9 aprile 2018 ed eseguita in epoca in cui il detenuto si trovava in espiazione di pena inflitta con sentenza di condanna, relativa a un reato commesso da minorenne. “Quindi da espiare presso un istituto penale minorile come peraltro precisato dal procuratore della repubblica presso il tribunale dei minorenni di Roma”, viene sottolineato nelle carte della procura generale.

Per la morte del giovane, deceduto dopo una settimana di agonia al reparto rianimazione dell’ospedale di Belcolle, come detto, è per l’appunto in corso a Viterbo un processo a due agenti della penitenziaria, imputati di abuso dei mezzi di correzione in concorso, in seguito a uno schiaffo, ripreso dalle telecamere interne al carcere, dato al 21enne, che si agitava, poco prima che si impiccasse.

 Il 23 luglio, giorno della tragedia, secondo le conclusioni del sostituto procuratore generale della repubblica Tonino Di Bona, avrebbero dovuto essere segnalati adeguatamente “lo stato di agitazione, insofferenza e inquietudine del detenuto e gli atti di autolesionismo posti in essere dallo stesso”, che invece è stato colpito con uno schiaffo al volto che lo ha fatto urtare contro la parete, “omettendo di rispondere e di considerare le ripetute sollecitazioni e richieste” e “chiudendo a chiave la porta del blindo e dello spioncino di ispezione, richiudendo lo spioncino dopo che Sharaf lo aveva riaperto e assicurandone la completa e corretta chiusura”.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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