Viterbo – (sil.co.) – Picchia in discoteca il presunto “rivale” d’amore: “Credeva avesse importunato la sua fidanzata, che faceva la barista da lui”. Sarebbe successo due volte in un anno presso una nota discoteca della provincia, dove un avventore recidivo avrebbe messo le mani addosso al presunto rivale sia nell’estate del 2016 che nell’estate del 2017. Il processo è tuttora in corso.
Carabinieri e 118 – immagine di repertorio
A distanza di otto anni dai fatti, ieri un testimone 57enne ha svelato il presunto movente “amoroso” del pestaggio al giudice Silvia Bartollini, davanti alla quale è finito a processo per lesioni l’allora fidanzato della dama contesa.
Era la sera del 23 luglio 2017 in una discoteca di Caprarola. “Tra imputato e parte offesa – ha spiegato – c’era stato un precedente un anno prima, nel 2016, quando, sempre nella stessa discoteca, il fidanzato della giovane, che lavorava nel bar della parte offesa, lo aveva già aggredito, prendendolo per i capelli e sbattendolo per terra. Era geloso, perché pensava avesse importunato la sua ragazza. E così l’anno dopo, nell’estate 2017”, ha spiegato il teste, non senza tentennamenti e non ricordo, visto il lungo tempo trascorso.
Il testimone si sarebbe messo in mezzo per dividere i contendenti, quando l’imputato avrebbe fatto in tempo a sferrare un violento pugno in faccia alla vittima, in soccorso della quale si è precipitato un buttafuori che ha chiamato il 118 e i carabinieri.
Il presunto rivale d’amore dell’imputato avrebbe riportato, a causa del fortissimo colpo al volto, la frattura del setto nasale, ma non si è costituito parte civile.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
