Viterbo – “A Viterbo ho lasciato il cuore”. Lo ha detto sul filo della commozione il procuratore capo Paolo Auriemma, in procinto di assumere lo stesso incarico a Rieti, dopo nove anni intensi nel capoluogo dove si è insediato il 13 aprile 2016.
Nato a Roma il 6 aprile del 1960, si è laureato in Giurisprudenza alla Sapienza col massimo dei voti, a soli 26 anni ha vinto il primo concorso in magistratura. Nel 1989, a 29 anni era già pubblico ministero.
“A Viterbo sono cresciuto moltissimo, professionalmente e umanamente, per me è stato un momento fondamentale”, ha sottolineato Auriemma, che ieri ha rivolto il suo caloroso commiato agli addetti ai lavori del palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino in un’aula 6 stracolma per i tradizionali auguri di Pasqua del vescovo.
“Felicissimo di coloro che sono entrati nella mia stanza e mi hanno trattato con confidenza”, ha detto, sottolineando come “confidenza significa confidare nell’altro”.
Tribunale – Il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma
“Io – ha proseguito il procuratore – confidavo nell’aiuto che mi veniva dato in quel momento. Lo dico per colleghi, per gli avvocati, per i giudici e per il personale amministrativo, che davvero mi è stato caro”. “Vi porto nel cuore, spero che non mi dimentichiate di me e delle nostre esperienze avute, l’unica parola che posso dire è grazie – ha concluso Auriemma, sottolineando – sembra che sia retorico, ma non lo è, lo sento profondamente nel mio interno”.
“Si è creato un rapporto familiare”, gli ha detto nei giorni scorsi uno dei suoi pubblici ministeri. “È un’espressione che a me è piaciuta moltissimo, perché è vero, si è creato un rapporto familiare con gli impiegati amministrativi della procura e anche con l’ufficio di sorveglianza. C’è stato un rapporto di reciproca collaborazione, bene trovare una disponibilità da parte di coloro che sono entrati nel mio ufficio, magari soltanto a chiedermi di un atto urgente”.
“L’ho riscontrato – ha voluto ribadire il procuratore – non ho trovato ‘nullafacenti’, ho trovato collaborazione , ho trovato amicizia”.
E ancora: “Bene trovare che chi ti deve dare una risposta è una persona preparata, di cui ti puoi fidare, che non hai bisogno di controllare. Non significa deresponsabilizzarsi, perché poi la firma ce la metti tu, ma è stato fondamentale avere qualcuno che capisce la quantità di cose che hai da fare ma nello stesso tempo ti aiuta, non solo fra il personale della procura come ti aspetti, ma anche in tribunale e all’ufficio di sorveglianza”.
“Stessa cosa con gli avvocati – ha aggiunto Auriemma – una piena conoscenza dei fatti, una capacità di dialogo su fatti concreti, anche se è chiaro che il nostro lavoro è fatto di dialettica e di punti vista completamente opposti , ma avere una persona che aiuta, che capisce le esigenze, che arriva con il problema già approfondito e che propone un ventaglio di soluzioni, davanti alle quali sceglierai la migliore, è stato fondamentale”.
Silvana Cortignani
