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Schiaffi e pugni alla ex: “Io sono uomo e tu sei donna, sei inferiore”

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Carabinieri

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Viterbo – (sil.co.) – Schiaffi e pugni alla ex anche davanti ai due figli piccoli della coppia: “Io sono uomo e tu sei donna, sei inferiore”.

Fino a quando la donna non ha sporto denuncia ai carabinieri, chiedendo aiuto al centro antiviolenza Penelope. L’ultimo episodio risale al 10 febbraio 2024 e l’uomo, un 36enne originario di Roma, ma residente con la famiglia in un centro dei Cimini, è finito a processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo per maltrattamenti aggravati in famiglia. 

Lunedì si è tenuta l’udienza di ammissione delle prove, mentre sarà ascoltata a gennaio la presunta vittima, che nel frattempo si è costituita parte civile con l’avvocato Dominga Martines, chiedendo la condanna dell’imputato e il risarcimento dei danni.

Una convivenza all’insegna delle vessazioni che, secondo l’accusa, sarebbero cominciate nel 2017. Parte offesa una donna oggi 28enne che sarebbe stata sottoposta a un abituale regime di violenza fisica e psicologica. L’imputato, a causa della sua gelosia ossessiva, avrebbe impedito alla compagna di uscire e coltivare amicizie. Le avrebbe rivolto frasi come “io sono uomo e tu sei donna, sei inferiore”. Le avrebbe lanciato addosso degli oggetti e l’avrebbe percossa a pugni e schiaffi.

Le avrebbe anche impedito di truccarsi e quando lei lo faceva l’avrebbe apostrofata con toni offensivi dicendole parole come “dove cazzo vai così truccata?”.

Come detto, la situazione è precipitata dopo sette anni, a febbraio dell’anno scorso, quando l’imputato avrebbe colpito la compagna sferrandole due violenti pugni sulla pancia, provocandole lesioni refertate dai sanitari del pronto soccorso, sfociate nella denuncia presentata due giorni dopo dalla 36enne presso la caserma dei carabinieri del piccolo centro dove viveva la coppia coi due figli. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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