Questo è un pesce d’aprile
Viterbo – Scoperto un cunicolo sotterraneo che potrebbe collegare direttamente Viterbo a Roma. L’insolito passaggio, rimasto celato per secoli nel ventre di tufo della Tuscia, è venuto alla luce nei giorni scorsi durante alcuni lavori nel sottosuolo cittadino.
La scoperta è avvenuta per caso nel corso di un intervento nei sotterranei del centro storico. A imbattersi nell’imbocco della galleria sono stati alcuni tecnici, i quali hanno subito allertato la Soprintendenza archeologica. La notizia, confermata ieri dagli esperti, ha subito suscitato grande stupore. “Mai visto nulla di simile in Italia”, commenta a caldo uno degli archeologi dell’Università della Tuscia che sta partecipando alle indagini sul posto. Sul luogo è intervenuto anche un gruppo di speleologi volontari per esplorare i primi tratti in sicurezza. Per tutelare la grande opera da furti archeologici, il punto di entrata a Viterbo è per ora tenuto riservato. In vista di essere messo in sicurezza.
Un’eccezionale immagine realizzata dagli speleologi del tunnel che da Viterbo porta Roma
Secondo i rilievi iniziali, il tunnel si sviluppa in direzione sud-est, puntando verso la capitale. Gli esploratori sono riusciti a percorrerne alcuni chilometri sotto Viterbo, trovando un passaggio alto circa tre metri e largo due, con pareti ancora solide. Oltre un tratto parzialmente ostruito, una telecamera filoguidata ha documentato che la galleria prosegue per chilometri fuori dall’abitato. “Sappiamo che raggiunge almeno la zona di Sutri (a metà strada) e dovrebbe arrivare fino all’area di Prima Porta, alle porte di Roma” , ipotizza un membro della squadra di ricerca. Se confermato, sarebbe un percorso sotterraneo continuo di oltre 80 km, qualcosa di senza precedenti in Italia.
In città intanto prime indiscrezioni trapelate della scoperta hanno alimentato curiosità e anche ironia. La prospettiva di un “tunnel per Roma” ha scatenato la fantasia dei pendolari viterbesi, da anni alle prese con traffico e ritardi sulla via Cassia e sulla linea ferroviaria locale. C’è già chi propone scherzosamente di utilizzare il passaggio come scorciatoia quotidiana. “Quasi quasi faccio prima a piedi sottoterra che in auto sulla Cassia al lunedì mattina”, scrive un utente sui social, sintetizzando con umorismo il pensiero di molti. Al di là delle battute, l’idea che Viterbo possa avere un collegamento nascosto con la capitale accende gli entusiasmi: “Magari un domani lo attrezziamo e andiamo al lavoro col caschetto minerario”, azzarda sorridendo un altro cittadino nel gruppo dei pendolari.
Ora l’attenzione è tutta rivolta alle analisi archeologiche. Gli studiosi stanno cercando di datare il cunicolo e capirne la funzione originale. Dai primi sopralluoghi risulta che il passaggio sia scavato interamente nel banco di roccia vulcanica (tufo) tipico della Tuscia. La tecnica di scavo e le dimensioni ricordano i cunicoli etruschi scoperti in altre parti della Tuscia, utilizzati anticamente come acquedotti o vie di fuga. “Le pareti mostrano segni di scalpello compatibili con l’epoca etrusca”, spiega il direttore degli scavi. In alcuni punti però la galleria presenta tratti rinforzati con muri in mattoni e archi in pietra. Elementi che farebbero pensare a interventi successivi, forse in epoca romana o medievale. Non si esclude che il percorso sia stato ampliato o riadattato nel corso dei secoli per scopi diversi.
Resta il mistero sulla finalità di un collegamento così esteso. Una delle ipotesi allo studio è che potrebbe trattarsi di un antico tunnel consolare mai documentato, oppure di un corridoio segreto utilizzato per comunicazioni riservate tra Viterbo e Roma. “Nel Medioevo Viterbo era sede papale: non sarebbe assurdo pensare a un passaggio nascosto per i messi pontifici”, suggerisce uno storico locale, ricordando che nel XIII secolo la città ospitò a lungo la corte papale. Altri studiosi guardano ancora più indietro: è noto che alcune città etrusche fossero collegate da gallerie per scopi militari, celebre il caso di Veio, quindi il tunnel potrebbe essere nato con una funzione strategica e poi caduto nell’oblio.
Un’eccezionale immagine realizzata dagli speleologi del tunnel che da Viterbo porta Roma
Alcune fonti romane parlano di un ‘Iter Secretum’, un passaggio sotterraneo destinato a collegare aree strategiche della Tuscia con la capitale per scopi diplomatici e militari. Gli archeologi ipotizzano che il percorso sia stato utilizzato dai messi imperiali per comunicazioni riservate o da mercanti per il trasporto sicuro delle merci.
Le istituzioni si preparano intanto ad approfondire la scoperta. L’autorità competente ha messo sotto tutela l’area dell’imbocco viterbese e sta pianificando, insieme all’Università della Tuscia, una mappatura completa del cunicolo. Nei prossimi giorni squadre di geologi utilizzeranno il georadar lungo il probabile tracciato per verificare la continuità della struttura fino a Roma. Si prevede anche la collaborazione con gli enti capitolini, per individuare l’eventuale uscita a nord della città (forse in una zona verde del Parco di Veio) e valutare scavi mirati da quel lato. “Dovremo procedere con la massima cautela – sottolineano gli esperti – sia per motivi di sicurezza sia per preservare eventuali reperti archeologici lungo il percorso”. Non appena le condizioni lo permetteranno, potrebbe essere organizzata anche una piccola spedizione lungo il tunnel, con archeologi e speleologi equipaggiati, per un’esplorazione diretta più approfondita.
Un’eccezionale immagine realizzata dagli speleologi del tunnel che da Viterbo porta Roma – L’imbocco nella Tuscia
Non è la prima volta che nel sottosuolo viterbese affiorano cunicoli antichi, ma mai finora se ne era individuato uno di tale estensione. In passato erano già state mappate brevi gallerie sotto il centro storico di Viterbo e in altri comuni della Tuscia vie scavate nel tufo usate come cantine, acquedotti, rifugi antiaerei durante la Seconda Guerra Mondiale o passaggi di fuga dai centri fortificati. Vicino Viterbo, ad esempio, Orte e Narni vantano reti ipogei visitabili, ma si tratta di percorsi limitati a pochi chilometri. Leggende locali raccontavano anche di misteriosi tunnel che unirebbero luoghi lontani: si parlava perfino di un “passaggio dei papi” tra Viterbo e la Basilica di San Pietro, oppure di vie sotterranee sfruttate dai briganti nell’Ottocento per dileguarsi attraverso la campagna romana. Fino a ieri queste storie erano relegate al folklore e ai racconti popolari, senza alcuna prova concreta.
Ora, invece, la scoperta del cunicolo Viterbo-Roma costringe a rivedere i confini tra leggenda e realtà. Se gli studi in corso confermeranno che la galleria unisce davvero la città dei Papi alla capitale, ci troveremmo di fronte a un’opera sotterranea unica nel suo genere. Un ritrovamento che potrebbe riscrivere un capitolo di storia locale e, perché no, far sognare un insospettabile “viaggio al centro della terra” quotidiano per sfuggire al traffico.



