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“Scorie nella Tuscia, una marcia a piedi per riaffermare le ragioni del no”

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Corchiano - 60 comuni della Tuscia in marcia per dire no al deposito nucleare

No al deposito di scorie nucleari

Montalto di Castro – Riceviamo e pubblichiamo – Domenica 6 aprile al Parco archeologico di Vulci (Montalto di Castro) si svolgerà la manifestazione promossa da Tuscia in Movimento, dalle Amministrazioni e dai Comitati per ribadire il No al deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi nella Tuscia.

La manifestazione prevede una marcia a piedi lungo il suggestivo parco archeologico e delle attività per i più piccoli.

Sarà l’occasione per riaffermare le ragioni del no a questo squalificante progetto e per ricordare che questo Territorio ha fatto scelte che poco si possono integrare con 95.000 metricubi di rifiuti radioattivi.

Le ragioni del No, validate da studi estremamente qualificati condotti da professionisti di altissimo profilo.

È possibile raggruppare le ragioni del No in quattro punti generali:

La metodologia per la scelta delle aree idonee e per la classificazione del grado di idoneità è sbagliata tecnicamente.

La scelta del modello di deposito è sbagliata perché include in un unico sito tutti i rifiuti radioattivi prodotti in Italia, inclusi quelli ad alta reattività. Questo modello è in contrasto con le normative vigenti in materia.

Non è stato preso in considerazione il rischio di contaminazione ambientale ed i possibili riflessi sull’aumento della incidenza dei tumori maligni.

Non sono stati considerati i danni di natura economica, ma soltanto i supposti benefici.

Punto 1: il metodo

La metodologia per la realizzazione della Cnapi/Cnai è basata su criteri di esclusione e di approfondimento. Riguardo al territorio della Tuscia, pur applicando questi criteri, nessuna delle 21 aree indicate risulta idonea.

Il metodo per la classificazione del grado di idoneità non corrisponde ad alcun modello scientifico di riferimento, mentre è palesemente orientato a giustificare le indicazioni e le preferenze precostituite di Sogin riguardo a determinate aree.

Nella Cnai, che ha confermato 21 aree idonee nella Provincia di Viterbo rispetto alle 51 complessive, figurano in Italia 7 aree classificate al massimo grado di idoneità: 5 sono nella Tuscia, di cui 3 nel territorio di Montalto e 2 in quello di Corchiano.

L’intero processo decisionale adottato da Sogin ha prodotto una Cnapi sbagliata e pone Montalto di Castro e Corchiano quali Comuni più idonei in Italia ad accogliere il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi, dal momento che detiene in un solo distretto il maggior numero di aree classificate al massimo livello di idoneità.

Punto 2: l’incongruità del progetto Sogin rispetto alle normative vigenti

La concentrazione di tutti i rifiuti radioattivi in un solo sito, a prescindere dalla loro tipologia, contraddice le norme di riferimento.

Il Deposito Nazionale per legge deve corrispondere ai requisiti richiesti dalla Guida Tecnica 29 dell’Ispra-nazionale, e alla Guida 29 della Iaea-internazionale, le quali riguardano depositi di superficie, adatti alla smaltimento delle sole scorie radioattive a bassa attività.

I rifiuti ad alta attività, che decadono in un periodo superiore ai 30mila anni, devono essere smaltiti in depositi geologici di profondità. Attualmente non esiste al mondo alcun deposito in attività di tal genere.

Pertanto la scelta di Sogin di accumulare tutte le scorie radioattive, comprese quelle ad alta attività, nello stesso deposito è sbagliata.

Si tratta di una scelta errata e rischiosa, anche se Sogin dichiara che le scorie ad alta attività saranno accolte nel Deposito Nazionale per un “periodo temporaneo di lunga durata”, che corrisponde ad oltre 100 anni. Questo significa che almeno tre generazioni saranno sottoposte ad un rischio inaccettabile.

Inoltre la concentrazione di 95.000 metri cubi di materiale radioattivo espone al grave rischio di attentati, guerre o eventi cataclismatici.

Le soluzioni possibili, in attesa di una futura soluzione del problema dello smaltimento delle scorie ad alta attività, sono rappresentate dallo stoccaggio frazionato in sicurezza presso le sedi delle vecchie centrali, degli attuali depositi in funzione o di siti militari dismessi, come suggerisce la Guida Tecnica 30 di Isin.

Punto 3: mancata valutazione dei rischi sanitari

Il rischio di contaminazione ambientale per eventi acuti o cronici è ampiamente noto. La dispersione ambientale di radioattività è collegata ad una maggiore incidenza di tumori, dal momento che proprio la radioattività è il più riconosciuto fattore cancerogeno. Realizzare un deposito unico in un sito ad alta incidenza di cancro è pertanto sbagliato.

La Provincia di Viterbo è la prima per incidenza di tumori fra quelle del centro Italia e la undicesima fra le 107 province nazionali. Radon, agente radioattivo, arsenico, inquinamento dal funzionamento delle centrali di Montalto e Civitavecchia, utilizzazione di fitosanitari in agricoltura sono le cause riconosciute dell’alta incidenza di tumori nella Provincia, in grado di agire sinergicamente.

Nella Provincia di Viterbo ad esempio esiste un’alta percentuale di incidenza di leucemie e linfomi e per la metà dei tipi di tumori normalmente analizzati per le statistiche nazionali l’incidenza è sopra la media nazionale.

Ne deriva, come ha anche pubblicato l’Ordine dei Medici della Provincia di Viterbo, che il territorio è incompatibile con la realizzazione del Deposito Nazionale unico e con i rischi sanitari connessi.

Punto 4: Danni economici

Tutta la letteratura scientifica che ha analizzato il rapporto fra economie locali e siti nucleari dimostra che il danno economico per il contesto territoriale è rilevante e non compensabile.
Il danno d’immagine e il rischio percepito condannano i territori ad una recessione economica duratura e non reversibile, specie dove l’economia è strettamente correlata al rispetto dell’ambiente.

Agricoltura, turismo ed edilizia abitativa, caratterizzanti l’economia della Tuscia, saranno compromesse se il Deposito Nucleare sarà realizzato sul territorio viterbese. L’appeal dei prodotti tipici, l’attrazione turistica e il valore immobiliare ne risentirebbero in maniera irreversibile vista la durata del deposito.

I supposti benefici subdolamente pubblicizzati da Sogin non saranno mai in grado di compensare i danni derivanti dal Deposito Nazionale, che, compromettendo definitivamente la vocazione del territorio, contribuirebbe a giustificare e ad ampliare le iniziative che stanno cambiando la fisionomia della Provincia, quali l’espansione incontrollata delle Fer e delle nuove discariche.

 Comitato per la salvaguardia del territorio di Corchiano e della Tuscia


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