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Spaccia usando come “gancio” la fidanzatina, condannato pusher quarantenne

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Carabinieri

Carabinieri

Roberto Fava

Il difensore Roberto Fava


Capodimonte – (sil.co.) – È stato condannato ieri in primo grado a 6 mesi di reclusione con pena sospesa e non menzione e a una multa di 1.032 euro il quarantenne italiano del comprensorio del lago di Bolsena finito a processo per droga nell’ambito di un’indagine dei carabinieri della stazione di Capodimonte.

Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe usato come “gancio” la ragazzina con cui aveva una relazione, una ventenne, per crearsi un giro di giovanissimi assuntori. 

Guai in vista per tre presunti testimoni mendaci. L’accusa aveva chiesto una condanna a 9 mesi di reclusione e 4mila euro di multa. Il giudice Jacopo Rocchi, sentito il difensore Roberto Fava, ha condannato l’imputato a 6 mesi per una cessione accertata in aula durante il processo, assolvendolo dagli altri capi di imputazione.

Capi di imputazione che sono costati cari a tre testimoni, per i quali il giudice ha disposto il rinvio degli atti in procura per il reato di falsa testimonianza, 

L’indagine dei carabinieri di Capodimonte tra il 2020 e il 2022 ha sgominato un presunto giro di spaccio a giovanissimi assuntori del comprensorio del lago di Bolsena, cui l’imputato avrebbe ceduto hashish e marijuana usando come “gancio” una ventenne con cui avrebbe avuto all’epoca una relazione sentimentale. 

All’udienza dello scorso 27 novembre cinque presunti clienti della coppia, come capita spesso coi giovanissimi assuntori, si erano dimostrati di memoria corta, nonostante quanto dichiarato a suo tempo in caserma davanti ai carabinieri.

Uno dei testimoni ha detto di ricordare che in un’occasione il quarantenne era presente, ma che la droga gliela aveva data la ragazza e che l’aveva chiesta a lei tramite messaggio Whatsapp. Idem un altro. Tutti attorno ai venti anni all’epoca dei fatti, che avrebbero ordinato via chat hashish o marijuana, a seconda della disponibilità, contattando l’allora fidanzata dell’imputato. Uno ha ammesso che, nell’agosto 2020, dopo che lei e lui si erano lasciati, si era rivolto direttamente al quarantenne per la droga. 

Il quarantenne, ammettendo la relazione (“nonostante la grande differenza di età”)  ha negato qualunque coinvolgimento nel presunto giro di spaccio. “Stavamo insieme, andavamo in giro insieme, stavo con lei, ma non so cosa facesse lei, io non ho mai visto niente, non so niente”, ha detto. E quando lo stesso giudice lo ha incalzato, chiedendogli perché almeno uno dei testi abbia fatto delle ammissioni ben precise, si è detto sorpreso: “Non so perché, tra noi nessun motivo di conflitto, siamo solo dei compaesani”. 


Articoli: Hashish a giovanissimi usando come “gancio” la fidanzatina, quarantenne nega lo spaccio – Spaccio per le vie del centro di Capodimonte, denunciati 3 giovanissimi – In giro in un altro paese con la droga, denunciata 18enne


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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