Viterbo – (sil.co.) – Studente aggredito fuori scuola, potrebbe aggravarsi la posizione del terzetto di Vignanello che avrebbe brutalmente aggredito a colpi di mazza e catene un diciassettenne, la mattina del 20 marzo, vicino al Paolo Savi di Viterbo poco prima del suono della campanella. I sette giorni della prognosi provvisoria, infatti, sono passati e il minorenne picchiato da tre maggiorenni sarebbe ancora lontano dalla guarigione.
Studente pestato – La catena e la mazza da baseball usate per l’aggressione
La prognosi della vittima, di sette giorni salvo complicazioni alle dimissioni, potrebbe dunque allungarsi. E le lesioni aggravate da mazza e catena usate come armi, potrebbero aggravarsi ulteriormente per la durata della malattia della parte offesa.
Il minorenne dimesso dal pronto soccorso del Santa Rosa con sette giorni di prognosi e difeso dall’avvocato Giovanni Bartoletti, avrebbe tuttora problemi a un occhio.
“Dovrà sottoporsi a ulteriori accertamenti sanitari, per cui al momento è prematuro parlare di guarigione. Semmai il timore, che speriamo possa essere scongiurato da una visita specialistica dall’oculista, è che possano esserci delle complicanze le quali, oltre ad allungare la convalescenza, possano lasciare esiti permanenti”, spiega il legale, sottolineando ancora una volta “il mio assistito non conosceva gli aggressori, non sa proprio chi siano, c’è stato uno scambio di persona”.
Come detto in passato solo il vero obiettivo, che il branco avrebbe cercato per nome tra gli studenti, potrebbe chiarire il movente agli investigatori, secondo i quali, dietro la spedizione punitiva, ci sarebbero dei precedenti screzi tra bande di giovani, per futili motivi, durante serate danzanti nelle discoteche della provincia.
Nel giro di poche ore, come è noto, i carabinieri hanno stretto il cerchio attorno al terzetto di Vignanello. Si tratta di due 19enni e un 21enne, rintracciati la sera stessa dai militari, coordinati dal pubblico ministero Massimiliano Siddi, i quali hanno anche rinvenuto le “armi” che, forse sentendosi braccati, avevano cercato di occultare nei pressi del cimitero del piccolo centro dei Cimini.
Il pm Massimiliano Siddi
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

