Myanmar – Il bilancio delle vittime del terremoto di magnitudo 7,7 che ha colpito il Myanmar il 28 marzo continua a salire, raggiungendo quota 3706 secondo l’ultimo aggiornamento fornito dall’Ansa il 15 aprile.
Un sismografo
Oltre 5000 persone sono rimaste ferite e centinaia risultano ancora disperse. Il sisma, il più potente registrato nel paese da oltre un secolo, ha colpito duramente le regioni di Mandalay, Naypyidaw, Sagaing, Shan, Bago, Magway e Kayin, distruggendo infrastrutture vitali, tra cui ospedali, scuole e luoghi di culto.
La catastrofe naturale ha ulteriormente aggravato una crisi umanitaria già in corso a causa del conflitto civile iniziato con il colpo di stato militare del 2021. Secondo l’UNHCR, oltre 1,6 milioni di sfollati interni sono stati colpiti dal sisma, e le operazioni di soccorso sono ostacolate da continui combattimenti e restrizioni imposte dalle autorità militari.
La comunità internazionale ha risposto con aiuti umanitari: la Cina ha promesso 1 miliardo di yuan (circa 137 milioni di dollari) in assistenza, inviando squadre di soccorso e forniture mediche. Tuttavia, le operazioni di soccorso sono complicate da condizioni climatiche avverse, tra cui piogge torrenziali e ondate di calore, che aumentano il rischio di epidemie tra i sopravvissuti.
Il segretario generale delle nazioni unite ha espresso profonda preoccupazione per la situazione, sottolineando la necessità di un accesso umanitario senza ostacoli e la cessazione immediata delle ostilità per facilitare le operazioni di soccorso. Nel frattempo, la popolazione colpita continua a lottare per la sopravvivenza, affrontando la distruzione delle proprie comunità e la mancanza di risorse essenziali.
La tragedia in Myanmar rappresenta una delle peggiori crisi umanitarie degli ultimi anni, richiedendo un impegno internazionale coordinato per alleviare le sofferenze della popolazione e ricostruire un futuro di pace e stabilità.
