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Viterbo – (sil.co.) – “Timbri e ricettari non erano sottochiave, ma in luoghi accessibili agli altri medici”, hanno confermato i colleghi dell’imputato.
È ripreso ieri davanti al collegio il processo all’ex otorino della Asl di Viterbo, oggi in pensione, accusato di truffa e peculato. Avrebbe prescritto protesi acustiche ai suoi pazienti mettendo il timbro di altri medici. Per questo è finito nei guai Domenico Sacconi, difeso dall’avvocato Giovanni Labate.
Secondo l’accusa, dopo essere andato in pensione, tra il 2020 e il 2021, avrebbe falsificato, apponendo timbri di colleghi in servizio, le richieste di autorizzazione alle prescrizioni di protesi acustiche a pazienti che comunque, in base a quanto emerso, ne avrebbero avuto per patologia tutto il diritto. Parte civile la Asl, con l’avvocato Raffaele Mastrota.
Ieri, oltre a una paziente, sono stati ascoltati due medici di base di Canino e Montefiascone e un ex collega dell’ospedale Santa Rosa di Viterbo, mentre sono stati congedati due ginecologi di Belcolle, le cui dichiarazioni sono state acquisite con l’accordo delle parti.
Come i colleghi che li hanno preceduti lo scorso 4 marzo, i medici testimoni hanno disconosciuto le proprie firme sui documenti oggetto di contestazione, confermando la corrispondenza dei timbri, negando di averli mai smarriti ma confermando che i timbri erano custoditi in luoghi accessibili anche ad altri colleghi, così come i ricettari che tra il 2020 e il 2021 avrebbe utilizzato l’imputato.
A sporgere denuncia, il 25 febbraio 2021, fu un altro otorino. In pratica l’imputato, che non avrebbe più potuto usare il suo timbro essendo in pensione, avrebbe continuato a predisporre le richieste da presentare alla Asl per le protesi acustiche apponendo i timbri di altri colleghi.
Il difensore Labate punta molto sull’effettivo diritto da parte degli utenti, le cui “cartelle” sono state passate al setaccio dagli investigatori, di ottenere dalla Asl protesi acustiche per patologie veramente esistenti. Per ora, però, resta il fatto che, ascoltati dai carabinieri a sommarie informazioni, avrebbero riconosciuto in fotografia Sacconi come il “compilatore”, pur non appartenendo a lui il timbro in calce alla richiesta.
– Pazienti sordi ma richieste di protesi acustiche fasulle, otorino alla sbarra
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
