- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Vent’anni dalla morte di papa Giovanni Paolo II, nel 1988 visitò a Civita Castellana

Condividi la notizia:

Civita Castellana – Sono trascorsi venti anni dalla scomparsa di papa Giovanni Paolo II, ma nel cuore dei civitonici è sempre vivo il ricordo della sua visita nella capitale falisca, il 1 maggio 1988. Le sue parole sul mondo del lavoro, nonostante sia passato del tempo, sono oggi attualissime.

San Giovanni Paolo II

San Giovanni Paolo II


Il 2 aprile 2005 tutto il mondo era incredulo di fronte alla notizia della morte di papa Giovanni Paolo II, il pontefice molto amato dai fedeli e che ai suoi funerali fu acclamato santo subito. Wojtyla è stato il primo pontefice non italiano dopo quasi cinque secoli, passò alla storia il suo “se sbaglio mi corrigerete” appena eletto.

Nei lunghi anni del suo pontificato quasi duecento le visite apostoliche, e tra queste quella a Civita Castellana il 1 maggio 1988, durante la quale l’incontro con i lavoratori è stata la parte che ancora oggi tutti portano nel cuore.

“Il primo maggio è una festa universale – le parole del discorso tenuto da Wojtyla ai tantissimi civitonici presenti – poiché il lavoro è davvero, o dovrebbe essere, una vocazione e una reale possibilità per tutti. Essere lavoratori, essere operai è un pregio, un titolo di nobiltà più confacente alla natura umana e più in essa radicato di molti secondari e spesso discutibili”.

Grande male è la disoccupazione, che oggi colpisce tanti uomini e donne, giovani soprattutto, che potrebbero e vorrebbero lavorare, e questo anche qui, tra voi, a Civita Castellana. A chi non ha lavoro si impedisce di guadagnarsi onestamente la vita, di mangiare, di formarsi una famiglia e di educare i figli. Priva tante persone della possibilità di realizzare la propria vocazione umana, mettendole, per così dire, ai margini della società e della storia.

Nessun meccanismo economico, nessuna legge del profitto, nessun tipo di pianificazione della produzione, e neanche l’eccessiva libertà nel gioco della domanda e dell’offerta, possono giustificare una simile ingiusta discriminazione. Sì, ciascuno di noi ha bisogno di un lavoro per se stesso. Ma ha anche bisogno di un lavoro per gli altri, per la sua famiglia, per la società, per le necessità del mondo odierno, per cooperare alla costruzione di un mondo futuro, che speriamo possa essere migliore”.

 


Condividi la notizia: