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Viterbo – “Appalto del verde, tempo sprecato e programmazione incoerente e inefficace”. Il consigliere Alvaro Ricci (Pd) solleva dubbi sull’appalto del verde pubblico le cui criticità sarebbero dovute a scelte politiche inadeguate. “C’è da capire – ha sottolineato Ricci – come risolvere questi problemi e come contenere questi tempi lunghissimi che non dipendono dalla burocrazia, ma da indirizzi politici inidonei. Collego le due procedure, appalto del verde pubblico e quello dei diserbanti con una prima grave incongruenza e cioè che per una banale suddivisione dei lotti siete ricorsi a una atto di indirizzo della giunta e per aderire a un accordo quadro non l’avete fatta. Per me era necessario.
L’accordo quadro ricalcava benissimo l’appalto del verde proprio per le sue particolarità, proprio perché dentro l’appalto ci sono Pratogiardino, i parchi pubblici, frazioni, scuole e rotatorie, settori specifici che questo strumento avrebbe regolato meglio”.
Ricci a chiesto un’ulteriore spiegazione: “Perché, nel 2023, non si è redatto il progetto per il verde e approvato in linea tecnica, pur non avendo copertura finanziaria, di modo che, appena avuto l’ok al bilancio 2024 a dicembre, già il primo gennaio potevate procedere con gli atti di indirizzo e la pubblicazione dei bandi di gara? Invece gli atti di indirizzo sono stati fatti a marzo, sprecando tempo prezioso. La programmazione non è stata coerente ed efficace”.
È arrivata la risposta della sindaca Chiara Frontini:”La divisione tra verde e diserbo è una cosa che fanno quasi tutti i comuni per una questione connessa alla tipologia di risulta che esce fuori dai tagli. Il taglio dell’erba sui marciapiedi è un rifiuto stradale che ha un codice Ccr diverso da quello del verde pubblico e sono pochissime le ditte che hanno entrambi i codici di smaltimento. Quindi per una questione di maggiore partecipazione e migliore concorrenza, ovunque, si preferisce differenziare le due cose.
Nel sistema precedentemente in vigore, e in parte ancora in vigore – finché non entreranno a regime i tre strumenti e cioè il nuovo appalto dei rifiuti, il nuovo appalto del verde e il nuovo appalto del diserbo – il diserbo dei marciapiedi veniva di fatto gestito da Viterbo Ambiente, con un numero di turni e di ore-uomo assolutamente insufficiente, con una squadra composta da due persone – tra l’altro in subappalto a una cooperativa insieme allo svuotamento dei cestini e alla pulizia delle caditorie.
Nella riscrittura di questi tre strumenti si è inteso eliminare il diserbo stradale dall’appalto dell’igiene urbana. Lo potevamo anche lasciare, perché è un servizio accessorio, fuori dal perimetro Tari. Non era un obbligo, è diventato un obbligo perché non funzionava.
Questo per dire che, siccome il diserbo urbano all’interno dell’appalto dei rifiuti non era assolutamente funzionale – perché non bastavano i fondi a disposizione, perché le ore uomo erano troppo poche e perché a volte, essendo la stessa tipologia di subappalto, ci siamo trovati a dover cambiare il turno di pulizia delle caditoie con quello di taglio dell’erba.
Il colpo di reni sta tardando ad arrivare, ma è in piedi e una volta che questi tre strumenti saranno tutti a regime, ci permetteranno di far sì che l’appalto dell’igiene urbana si concentri sull’igiene urbana, che ci sia un servizio dedicato con una ditta in grado di smaltire i codici Ccr connessi ai rifiuti stradali per il diserbo. E queste sono anche risorse del tutto aggiuntive, perché prima erano semplicemente calcolate all’interno dei costi dell’appalto dell’igiene urbana”.
Ancora, “L’appalto del verde aumenta di quasi il doppio, perché le ditte avevano prima un budget annuale di circa 800, mila euro e ora abbiamo un budget annuale di un milione e mezzo, più altri 300 mila (sempre l’anno) per il diserbo.
Ora, per carità, può succedere di tutto, però le risorse in campo ci sono, e per volere della maggioranza stessa, che sul tema, si è confrontata ampiamente. Riteniamo che ci siano gli strumenti, tra l’altro con una modalità impostata tra aree ad alta frequentazione e a minor frequentazione, dove nelle prime – che comprendono chiaramente tutto il centro storico, pratogiardino e quant’altro – l’obbligatorietà per chi le gestirà è che l’erba non deve superare un tot di centimetri.
L’intento era quello di fare attenzione a non portarci dietro le distorsioni, o quantomeno le criticità, che avevamo rilevato. Dopodiché: si potevano guadagnare tre mesi? Quattro? Uno? Non posso che essere d’accordo con il consigliere Ricci. Sono mille i momenti, all’interno di un processo come questo, in cui si poteva guadagnare tempo, ma le cose sono andate così. Abbiamo anche – ribadisco – esternamente fatto il mea culpa del caso. Ma di certo, come ho già avuto modo di dire, non c’è stata né sottovalutazione né sottostima del problema, perché sappiamo quanto questo problema sia sentito da tutta la cittadinanza. E quindi anche da noi, che siamo in primis cittadini viterbesi, e poi amministratori.
Per quanto riguarda la parte relativa alle questioni di dettaglio più amministrativo – sulla tipologia di contratto e di appalto – su quello sì, ci riserviamo di confrontarci con l’assessore Martinengo si confronterà con gli uffici e le farà avere tutte le informazioni del caso”.
– Ricci (Pd): “Altro che burocrazia, Frontini aveva i soldi ma è partita con enorme ritardo con l’appalto del verde” di Giuseppe Ferlicca
