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Colpo da 11mila euro al money transfer, la vittima: “Non scorderò mai il rapinatore col coltello”

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Canino – Rapina al money transfer di Canino: sotto shock la vittima, un imprenditore di 37 anni cui, oltre a 11mila euro in contanti, sono stati sottratti dagli spietati banditi anche una catenina e un orecchino d’oro appartenuti alla madre morta. Tra i criminali suo cugino, la talpa: “Era stato tutto il giorno in negozio, sapeva quanto avevamo incassato”.


Carabinieri e 118 - Immagine di repertorio

Carabinieri e 118 – Immagine di repertorio


È entrato nel vivo ieri con la testimonianza della parte offesa il processo per la rapina da oltre 11mila euro del 6 maggio 2024 al titolare d un “mini market-money transfer” di Canino, per la quale il 10, 21 e 29 ottobre dell’anno scorso sono stati arrestati tre connazionali della vittima, ovvero un 37enne originario del Marocco che davanti al collegio si è fatto notare per la precisione e il suo davvero impeccabile italiano.

Il commerciante, picchiato duramente dai banditi, è finito in ospedale con una prognosi di 15 giorni a causa delle lesioni riportate. “Non scorderò mai la faccia del rapinatore che mi stava davanti col coltello”, ha detto ai giudici e alla pm Paola Conti, riconoscendo entrambi gli imputati. Ma ci sono anche i filmati della videosorveglianza nonché una testimone che quella sera sarebbe stata a spasso col cane quando ha incrociato i banditi, uno ancora col coltello in mano. 

I banditi – due a processo per concorso in rapina aggravata col rito ordinario, mentre un terzo, cugino della vittima, ha scelto l’abbreviato –  sono stati catturati dai carabinieri a distanza di cinque mesi dal feroce agguato messo a segno attorno alle 23,30 sotto casa della vittima, che quel giorno era andato a Roma a fare rifornimento di merce, lasciando al negozio la commessa col cugino che ha tradito la sua fiducia. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Paolo Delle Monache e Gabriele Dell’Unto. 

“Mi sono trattenuto fino a tardi per riordinare e pulire il mini market, visto che il giorno dopo sarei stato al mercato settimanale. Giunto sotto casa, mi sono sentito afferrare da dietro per il collo con una stretta fortissima, da non poter urlare, mentre un altro bandito armato di coltello tagliava il borsello con l’incasso per strapparmelo di dosso, scaraventandomi a terra in un vicoletto, strappandomi anche dei gioielli che portavo come ricordo della mia mamma morta e poi scappando verso la pineta, dove li ho rincorsi con alcuni connazionali, scoprendo che uno aveva perso il cappello da baseball che indossava sempre, capendo subito chi era stato”.

“Gli aggressori erano stati mio cugino e un suo amico che avevo visto due volte, mentre ad aspettarli in auto vicino al campo da calcio per scappare a Grosseto c’erano un altro marocchino che avevo ospitato a casa mia da dicembre ad aprile, quando si era trovato in mezzo alla strada e io gli avevo dato da mangiare, lo avevo rivestito e gli avevo perfino comprato un telefono, assieme a un tossico italiano, un corriere, sempre di Grosseto, cui aveva fatto dei favori”. 

Dopo avere sporto denuncia e a distanza di 4-5 giorni dal colpo, è stata la stessa vittima a mettersi sulle tracce dei rapinatori, trovati nel palazzo abbandonato in cui alloggiavano a Grosseto, anche se per stringere il cerchio è stato necessario arrivare a ottobre. “Quello che ho ospitato in casa tre mesi, mi ha detto che non sapeva che dovevano rapinare me, sennò avrebbe detto di no”, ha spiegato la parte offesa.

Si torna in aula a giugno. 


Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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