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Coppia vittima di usura, l’investigatore: “Colpa dei debiti da ludopatia”

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Carabinieri - Un inseguimento - Foto di repertorio

Carabinieri – Un inseguimento – Foto di repertorio


Viterbo – (sil.co.) –Coppia di imprenditori presunte vittime di una banda di strozzini durante il lockdown, ieri udienza fiume del processo a quattro imputati per sentire un luogotenente del nucleo operativo dei carabinieri di Viterbo. È il filone principale, in cui è uscito di scena un quinto imputato, che ha scelto un rito alternativo. C’è poi un secondo processo ad altri tre imputati, non colpiti a suo tempo da misura cautelare ma indagati a piede libero. 

Il militare, entrando nei particolari delle indagini scattate con la denuncia della copia a ottobre 2020, ha spiegato l’infausta trovata del “giro pesce”, escogitata dal ristoratore di pesce la cui compagna gestiva una pescheria, per ottenere contanti facili vendendo la merce sottocosto, rinviando a tempi migliori il pagamento delle fatture ai fornitori e indebitandosi così ulteriormente. 

A provare lo stato di bisogno di cui gli usurai avrebbero approfittato, il fatto che tempo prima l’imprenditore era finito in riabilitazione in seguito a una ludopatia manifesta, di cui avrebbe sofferto fin dal 1996, in seguito alla quale aveva fatto un percorso di recupero per poi finire nelle mani della presunta banda di strozzini cercando di estinguere i vecchi debiti ancora rimasti.

“Un prestito di 45mila euro ha avuto una maggiorazione di 11mila euro, mentre per un prestito di 89mila euro ne sono stati dati 53.500 euro, ma non a scalare bensì come interessi”, ha proseguito il luogotenente. Il pestaggio di lui fuori dal suo locale del 7 ottobre 2020 ha convinto la coppia a denunciare. 

“La donna, in particolare, ha consegnato agli investigatori una agenda dove sono segnati tutti i versamenti fatti, da settembre al 9 ottobre 2020, tutti rendicontati”, ha sottolineato il testimone. Le indagini sono proseguite in modo tradizionale fino al 30 dicembre, quando si sono aggiunte le intercettazioni.

“Una particolarità è che le parti offese, come spesso capita, hanno registrato le conversazioni con gli indagati per dimostrare di essere vittime, dopo di che le stesse registrazioni sono state prodotte anche dai presunti aguzzini, convinti che possano scagionarli”, ha spiegato, interrogato davanti al collegio dal pm Michele Adragna. 


Michele Adragna

Il pm Michele Adragna


Il filone principale

Imputati un tatuatore e la moglie, di 46 e 47 anni, un 52enne di Castel Giorgio e un albanese di 32 anni residente a Terni. Vittime, un ristoratore e la compagna che all’epoca gestiva una pescheria, parti civili con gli avvocati Giovanni Labate e Enrico Valentini. Gli iniziali cinque imputati, uno dei quali ha patteggiato una pena definitiva di un anno e otto mesi, furono arrestati quattro anni fa nel corso di un blitz dei carabinieri, scattato all’alba del 26 aprile 2021. L’avvocato Roberto Massatani difende col figlio Francesco il 52enne di Castel Giorgio, C.C., che avrebbe fatto da mediatore-portavoce tra le vittime e la coppia di imprenditori viterbesi M.B. e M.B., di 47 e 46 anni, entrambi difesi dall’avvocato Massimo Finotto del foro di Terni. Ha patteggiato il fratello dell’uomo, mentre l’altro imputato è un albanese 33enne residente a Terni, A.L., difeso dall’avvocato Fabio Menichetti del foro di Roma.


Il secondo filone

Tre gli imputati di concorso in tentata estorsione ed estorsione aggravata: A.B. di 33 anni, fratello minore di altri due dei presunti usurai, il 52enne che ha patteggiato un anno e otto mesi e il 44enne imputato con la moglie nell’altro processo; M.C. di 45 anni, originario di Ronciglione; e l’albanese 30enne E. D., a sua volta cugino dell’albanese 32enne già a processo davanti al collegio. Parti civili sempre il ristoratore e la compagna.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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