Bolsena – (sil.co.) – Cuoco viene licenziato da un ristorante di Bolsena l’anno del Covid e finisce a processo per stalking. Avrebbe minacciato di morte gli ex datori di lavoro: “Vi ammazzo”, avrebbe detto. E ha provato a svegliare il successore a sprangate nel cuore della notte. Ma è stato assolto.
Carabinieri – foto di repertorio
I fatti risalgono all’estate del 2020. Era il mese di agosto quando, nel giro di pochi giorni l’imputato, un quarantenne ha prima aggredito il titolare e la moglie e poi il nuovo dipendente che era stato assunto al posto suo, alloggiato in un appartamento nei pressi del locale, situato nel centro storico della cittadina lacustre.
Il 17 agosto di quattro anni fa il quarantenne si è reso protagonista di un violento litigio all’interno del locale con gli ex datori di lavoro, seguito da una serie di messaggi di minacce di morte su Facebook, mentre la sera del 26 agosto, completamente ubriaco si è scagliato con una spranga contro la porta dell’abitazione del suo “successore”.
A dare l’allarme un vicino, sentito mercoledì dal giudice Jacopo Rocchi come testimone, che stava in terrazza a prendere il fresco quando ha visto l’imputato, difeso dall’avvocato Domenico Gorziglia: “Si scagliava contro la porta con una mazza di ferro, allora ho chiamato i carabinieri, subito accorsi”.
Tre le parti offese, nessuna delle quali si è costituita parte civile al processo, al termine del quale l’accusa ha escluso che il solo episodio del blitz nel ristorante e del bussare con la spranga sulla porta di casa del nuovo dipendente, avvenuti a distanza di una decina di giorni l’uno dall’altro, potessero configurare il reato di stalking. Lo stesso i messaggi, inviati nei due giorni immediatamente successivi alla piazzata nel locale, semmai qualificabili come minacce, per cui il pm ha chiesto due mesi di reclusione.
Il giudice, sentita la difesa, ha escluso che ci fossero gli estremi per una condanna, assolvendo il cuoco con la formula più ampia, perché il fatto non sussiste.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
