L’appuntamento ha rappresentato un momento di confronto e di sensibilizzazione sulla difficile battaglia contro illegalità, degrado e distruzione ambientale, temi cari al sacerdote, noto per il suo impegno contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nel territorio campano. Don Maurizio, con il suo modo diretto e coinvolgente, ha parlato ai ragazzi presenti, chiedendogli di condividere cosa rappresentasse per loro la mafia e stimolando un dialogo aperto e sincero con tantissime domande da parte dei giovani.
Ronciglione – Donata una targa a don Patriciello
Durante l’incontro, si è parlato di come la mafia non sia solo un fenomeno di criminalità, ma anche un sistema che corrompe, distrugge e mina le basi della convivenza civile. I giovani hanno espresso le proprie opinioni: “Una forma di bullismo estremo”, l’ha definita uno dei ragazzi presenti. E’ stata sottolineata l’importanza di conoscere e riconoscere i segnali di questa realtà oscura, affinché si possa diventare cittadini consapevoli e attivi nella lotta contro ogni forma di illegalità.
Ed è proprio questo dialogo coi giovani che il sacerdote ha detto di considerare “una delle esperienze più importanti della sua battaglia”.
Un momento particolarmente toccante è stato il ricordo di alcune vittime della mafia, tra cui Giuseppe Di Matteo, il bambino sequestrato e ucciso dalla camorra nel 1993, simbolo di un sacrificio che ha scosso l’Italia intera. “Voglio raccontarvi la storia di un vostro coetaneo – ha detto il parroco – Giuseppe è stato rapito a 13 anni, senza nemmeno che se ne accorgesse. Da quel giorno, non vedrà mai più la sua mamma o un bambino, non camminerà più e non correrà mai più dietro una palla. E’ rimasto chiuso in un bunker per 779 giorni, e cioè fino a quando il suo corpo non è stato sciolto nell’acido.
Chissà quante volte ha gridato, chiamando la mamma. Ha, in assoluto, pagato il prezzo più alto e di lui, se ne sta perdendo la memoria e non possiamo permetterlo. Dobbiamo ravvivare il suo ricordo in un modo o nell’altro. C’è stata una persona che ha sofferto più di questo bambino? Non credo ed è per questo – ha detto rivolgendosi al sindaco Mario Mengoni, presente in sala – dedichiamogli una cosa qualsiasi: una via, un parco giochi, una palestra, ma scriviamolo ‘Giuseppe di Matteo, vittima innocentissima’. Per non dimenticare”.
Nell’occasione, il commissario straordinario dell’Ente Monti Cimini – Riserva Naturale Lago di Vico, Alessandro Pontuale, e il direttore Eugenio Maria Monaco, hanno consegnato a Don Patriciello, da parte dell’amministrazione: una dedica apposta su una semplice ma pluricentenaria tavola di legno di castagno dei Monti Cimini, un albero vissuto alcuni secoli fa, in un momento quindi in cui l’ambiente conservava tutta la sua naturalità.
Ronciglione – Donata una targa a don Patriciello
Il commissario straordinario Pontuale e il direttore Monaco, inoltre, hanno preso l’impegno di piantare un albero in memoria di Giuseppe Di Matteo, come simbolo di ricordo e speranza.
L’incontro, allietato dalla musica degli alunni musicisti provenienti dalle scuole di Caprarola, Cabognano e Fabrica di Roma, ha veicolato un messaggio di speranza e responsabilità nel difendere i valori della legalità, dell’ambiente e della giustizia. Un invito a non lasciarsi sopraffare dalla rassegnazione, ma a diventare protagonisti attivi di un cambiamento reale, partendo dalla conoscenza e dal rispetto reciproco.
Un evento che ha lasciato un segno profondo nel cuore di tutti, rafforzando il messaggio che la lotta alla mafia si combatte anche con la cultura, l’educazione e la memoria, e un luogo di confronto e di speranza, grazie anche alla testimonianza di un sacerdote che, con coraggio e determinazione, continua a lottare per un mondo più giusto.

