Viterbo – (sil.co.) – Bocciato dalla cassazione il ricorso contro la revoca della messa alla prova della “cassiera” di una banda di spacciatori a gestione familiare che sarebbe stata dedita al traffico di droga anche all’interno del carcere Nicandro Izzo di Viterbo. Cocaina e hashish chiamato in codice “cioccolato fondente”, mentre la cocaina sarebbe stata etichettata come “la bianca”.
Viterbo – Il carcere di Mammagialla (nel riquadro un cane antidroga)
Si tratta della moglie 47enne del “boss” Salvatore Fontana, 55enne d’origine siciliana, condannato nei giorni scorsi a 5 anni di reclusione per spaccio dal tribunale di Ancona, secondo cui avrebbe diretto l’attività anche da Mammagialla, dove sta scontando una condanna definitiva a oltre otto anni per droga, dopo l’arresto in Spagna a novembre 2023. Con lui sono stati condannati sei familiari, tra cui la moglie.
Fontana sarebbe riuscito, con cellulari di fortuna fatti passare in cella, a dare disposizioni alla family su come smistare la droga. Ebbene, il 7 febbraio dell’anno sorso, la donna fu trovata con la droga nascosta negli slip mentre andava a trovare il marito a Mammagialla.
Motivo per cui è stata condannata con l’abbreviato a 3 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione, con affidamento in prova ai servizi sociali del 22 ottobre 2024, revocato lo scorso 15 gennaio dal tribunale di sorveglianza di Ancona. La donna ha presentato per l’appunto ricorso, ma è stato giudicato inammissibile dagli ermellini, in quanto lo scorso 2 dicembre è stata tratta in arresto nell’ambito dell’operazione “Vallesina 3” per associazione per delinquere finalizzata alla violazione della disciplina degli stupefacenti.
Come detto, nell’ambito della stessa operazione, nei giorni scorsi hanno patteggiato con Salvatore Fontana: la moglie (un anno), la figlia (3 anni e 10 mesi), il genero (3 anni e 10 mesi), il fratello (un anno e 8 mesi) e il nipote (2 anni), accusati di avere gestito, su sue indicazioni, un traffico di cocaina, hashish e marijuana, custodita e smistata da Cupramontana. Tutti assolti va detto dall’accusa di associazione per delinquere.
Il 7 febbraio 2024, la 47enne fu trovata con la droga nascosta negli slip a Mammgialla. La donna, segnalata dal cane antidroga Kenia, aveva occultato nelle parti intime un involucro contenente 15 grammi di hashish, 15 grammi di cocaina e 15 grammi di sostanza da taglio.
Nei suoi confronti, i carabinieri competenti per territorio, avuta notizia dell’arresto, hanno disposto una perquisizione domiciliare, trovando nell’abitazione circa 2 chili di hashish e 60 grammi circa di cocaina, bilancini di precisione, un libro mastro con la contabilità dello spaccio e 8 telefoni cellulari, ponendo tutto sotto sequestro e arrestando il genero della donna.
Per la cassazione, sia pure a livello di gravità indiziaria, la 47enne avrebbe fornito un contributo diversificato alla family, occupandosi stabilmente della “riscossione dei proventi delle forniture, dell’occultamento dello stupefacente e dell’introduzione della sostanza all’interno del carcere di Mammagialla”, oltre che essere “addetta in via continuativa alla gestione della contabilità”.
Gli addebiti cautelari sono stati considerati idonei a modificare la piattaforma informativa originariamente posta a base della prognosi favorevole sulla sussistenza dei presupposti per la concessione del beneficio.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
