Viterbo – Fumogeni e striscioni sulla Cassia bis, il blitz degli animalisti questa volta va in scena di sera. Poco dopo le 21, sulla superstrada in direzione Viterbo.
Viterbo – Blitz animalista sulla Cassia bis
Dopo l’irruzione al mattatoio Ilco di Acquapendente dello scorso 16 aprile, attivisti ancora in scena nella Tuscia. Mercoledì sera un gruppo di persone, con un cappuccio nero sulla testa, ha messo in scena una manifestazione pacifica ma d’impatto sulla statale che porta al capoluogo. Tre gli striscioni appesi su uno dei cavalcavia. Slogan scritti nero su bianco e ben visibili per passanti e automobilisti. “Siamo tutti animali” si legge sul primo cartellone. “Rosso come il sangue degli animali che uccidete” sul secondo. E il riferimento è al colore dei fumogeni che sono stati accesi proprio durante l’affissione. Fumogeni rossi e bianchi. Per attirare l’attenzione.
Viterbo – Blitz animalista sulla Cassia bis
Non è la prima volta, come già ricordato, che gli animalisti scelgono la Tuscia come scenario delle loro manifestazioni. Nella notte tra il 15 e il 16 aprile scorsi, alcuni attivisti del collettivo 269 Libération Animale si erano introdotte all’interno del mattatoio Ilco, hanno scavalcando la recinzione e forzando i portelloni della struttura armati di piedi di porco e altre attrezzature.
“Stiamo bloccando Ilco – aveva spiegato in un video una delle attiviste -, che uccide agnelli. Adesso ci troviamo nel corridoio della morte. Noi da qui non ci spostiamo”.
Dopo ore di dialogo e operazioni sono stati sgombrati poco dopo l’ora di pranzo. “Erano incatenati con cemento, tubi e quant’altro. Le operazioni sono state delicate. Siamo intervenuti con fermezza ma anche attenzione per non fare male a nessuno” aveva spiegato il questore Luigi Silipo. Per i 35 animalisti è scattato il foglio di via da tutta la provincia.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

