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Intimidazioni e estorsioni, davanti al gup gli 11 imputati

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Scacco alla Mafia nel Viterbese - Gli arrestati all'uscita dalla caserma dei carabinieri

Il blitz del 25 gennaio 2019 – Giuseppe Trovato  all’uscita dalla caserma dei carabinieri


Viterbo – (sil.co.) – Mafia viterbese, parte civile il Comune di Viterbo mentre è stata rinviata per un legittimo impedimento del giudice l’udienza di ieri per gli undici indagati del secondo filone della maxinchiesta dei carabinieri di Viterbo che coi tredici arresti del 25 gennaio 2019 ha sgominato il sodalizio italo-albanese capeggiato dai boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi.

Le indagini coordinate dal procuratore antimafia Giovanni Musarò, della Dda di Rima, si sono chiuse a fine 2024.Risale invece allo scorso primo aprile la fissazione dell’udienza preliminare, rinviata al prossimo mese di luglio davanti al gup Claudio Carini del tribunale di Roma.

Agli imputati viene contestata l’aggravante del metodo mafioso. Sette le parti offese tra cui un maresciallo dei carabinieri, il politico Claudio Ubertini e i due figli. Ubertini, in particolare, fu tra i primi a ribellarsi, denunciando e  collaborando attivamente con gli investigatori, oltre a costituirsi parte civile per l’appunto nel filone principale. sfociato in nove condanne definitive per associazione di stampo mafioso. 

Tra gli avvocati pronti a costituirsi parte civile, era presente in aula il legale viterbese Edoardo Maria Manni per il figlio di Ubertini. Presente in aula anche l’avvocato Marco Russo per il Comune di Viterbo, il quale ha già depositato sul portale telematico l’atto di costituzione di parte civile per la pubblica amministrazione. 

“Il comune in persona del sindaco – sottolinea Russo – ha ribadito la scelta politica di costituirsi in continuità con la scelta assunta in passato nel primo filone di cui questo costituisce uno stralcio”.


Mafia viterbese - Teste mozzate di animali usate per intimidire le vittime

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Chi sono gli 11 imputati

– Giuseppe Trovato, 
detto “Peppino” e “zio”, nato a Lamezia Terme il 24 maggio 1975
– Spartak Patozi, 
detto “Ricmond”, “Ricciolo”, nato in Albania il 3 luglio 1988, residente a Vitorchiano 
– Otello  Macrì, 
nato a Viareggio il 16 marzo 1961 residente a Reggio Emilia
– Ergen P
etshtanaku, nato in Albania il 7 febbraio 1996, dichiarato irreperibile il 19 settembre .2024
– Christian Lanari,
nato a Ronciglione il 17.10.1980, residente a Vetralla
– Daniele Casertano, 
nato a Napoli il 12 maggio 1987 residente a Vetralla, con dimora a Viterbo
– Sabri Patozi, 
nato in Albania il 3 giugno 1992 residente a Vitorchiano
– Eduart Voka, 
nato in Albania il 5 luglio 1979 residente a Viterbo, frazione di Bagnaia
– loana Laura Zaharia, 
nata a Bucarest il 5 giugno 1987, residente a Viterbo,
– Emanuela Hima,
 nata in Albania il 29 luglio 1978 residente a Viterbo 
– Manuele Russo, 
nato a Viterbo il 3 ottobre 1985 e ivi residente


Giovanni Musarò

Il pm antimafia Giovanni Musarò


Casertano, Lanari e la rapina alle poste di Canino. Il famoso colpo messo a segno con la complicità del direttore risale al 28 novembre 2020. Daniele Casertano e Christian Lanari, due dei pianificatori, sono stati condannati in via definitiva a 5 anni e otto mesi e a 4 anni di reclusione. A Casertano, durante il biennio di fuoco di mafia viterbese, sarebbero state bruciate due vetture, la notte tra il 7 e l’8 gennaio 2018, come ritorsione per un presunto sgarbo di natura economica ai danni di Trovato. 

Eduart Voka: il vizietto di bruciare le macchine dei carabinieri. La prima auto incendiata è stata l’Audi di un vicebrigadiere, bruciata la notte tra il 18 e il 19 aprile 2017. La seconda la Passat di un collega che stava indagando sull’attentato incendiario, data alle fiamme la notte tra l’11 e il 12 giugno 2017. Per questo secondo gesto intimidatorio, voluto da Trovato e attuato da Gazmir Gurguri, finì indagato per danneggiamento  in concorso Eduart Voka

L’ombra di mafia viterbese bis. Tra le sette parti offese un ristoratore 58enne a cui il 21 dicembre 2018 il sodalizio ha incendiato sotto casa una Jaguar senza che nemmeno sporgesse denuncia. Si è deciso ad andare dai carabinieri a distanza di un anno, a novembre 2019, quando il fratello di Ismail Rebeshi, David, si è presentato nel suo locale di Tuscania con tre albanesi ventenni cercando di estorcergli 6.500 euro. È il filone mafia viterbese bis.

Movida dal carcere, le due donne inguaiate da Rebeshi. Nel prosieguo delle indagini è emerso che, mentre Rebeshi era in già in carcere, tra l’8 maggio e il 7 giugno 2019, in concorso con la compagna Laura Jona Zaharia e la compagna del fratello Emanuela Hima, avrebbe messo a segno due operazioni per eludere le disposizioni in materia di prevenzione patrimoniale, con l’aggravante ”di aver commesso il fatto al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa”. In particolare, avrebbe intestato fittiziamente la proprietà della società auto Bicu con sede a Viterbo, al chilometro 3,400 della strada Teverina, alle due donne. Alla sola compagna, invece, la proprietà del capitale sociale della società Le Bell, destinata a curare gli interessi di Rebeshi nel settore dell’intrattenimento notturno e delle compravendite di veicoli.


Mafia viterbese - I nove condannati in via definitiva dalla cassazione

Mafia viterbese – I nove condannati in via definitiva dalla cassazione


Le nove condanne definitive

– Giuseppe Trovato: 12 anni e 9 mesi di reclusione  
Ismail Rebeshi: 10 anni e 11 mesi
– Spartak Patozi: 8 anni e 8 mesi 
– Gabriele Laezza: 7 anni 
Shkelzen Patozi: 6 anni e 4 mesi
– Fouzia Oufir: 5 anni 
Gazmir Gurguri: 4 anni e 8 mesi 
– Sokol Dervishi: 4 anni e 6 mesi 
Luigi Forieri: 3 anni e 6 mesi (caduta l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso) 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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