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Mafia turca, chiesti 5 anni per il “sodale” viterbese del boss Baris Boyun

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Maxioperazione contro la mafia turca - La polizia in azione a Bagnaia - Nel riquadro Giorgio Meschini e Baris Boyun

Maxioperazione contro la mafia turca – La polizia in azione a Bagnaia – Nel riquadro Giorgio Meschini e Baris Boyun


Viterbo – Mafia turca, cinque anni di reclusione è la condanna chiesta dalla pm della Dda di Milano per il viterbese Giorgio Meschini, 32 anni, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, unico italiano tra gli arrestati, che sarebbe stato una sorta di uomo di fiducia del boss di etnia curda sul territorio nazionale. Detenuto da dodici mesi al Nicandro Izzo di Viterbo , fu arrestato nel “blitz di Bagnaia” del 22 maggio dell’anno scorso .

Complessivamente sono state chieste condanne da un minimo di due anni e dieci mesi a un massimo di dieci anni per i 15 presunti sodali arrestati il 22 maggio dell’anno scorso col boss Baris Boyun che hanno scelto l’abbreviato, rito alternativo grazie al quale in caso di condanna è previsto lo sconto di un terzo della pena. In video collegamento da Milano con l’aula di corte d’assise del tribunale di Viterbo la requisitoria della pm antimafia Bruna Albertini, mentre la prossima udienza sarà dedicata alle difese. 

Ieri, in particolare, la pm ha chiesto una condanna a 10 anni  di reclusione, tre condanne a 9 anni di reclusione, otto condanne a 8 anni di reclusione, una condanna a 5 anni di reclusione, una condanna a 3 anni di reclusione e una condanna a due anni e 10 mesi di reclusione, per l’unica donna imputata.

Lo scorso 25 marzo ha patteggiato una condanna a 4 anni e 7 mesi di reclusione Artiol Shabani, 27 anni, difeso dall’avvocato Samuele De Santis, proveniente dall’Albania, senza fissa dimora in Italia, arrestato in flagranza di reato per armi e droga a Vetralla, lo scorso 22 maggio, assieme a un turco di 23 anni. 

Mafia turca - A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun

Mafia turca – A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun


La presunta cellula italiana sgominata l’anno scorso del gruppo criminale guidato dal boss turco è finita sotto inchiesta nel nostro paese per reati gravi come omicidi, banda armata e terrorismo. Meschini secondo l’accusa avrebbe preso parte alla cosiddetta “missione Cappuccetto rosso”, nell’ambito di un traffico di armi dall’estero all’Italia.

Nello specifico, la notte tra il 25 e il 26 marzo 2024, avrebbe preso parte alla “missione” in auto verso le Marche. “Vai avanti che vedrai Cappuccetto Rosso”, dicono i sodali a proposito del luogo dove avverrà lo scambio, un sacchetto di colore scuro. “Cappuccetto rosso” sarebbe stata un’auto con targa turca in una piazzola di sosta dell’autostrada Adriatica, dopo Ancona in direzione nord. “Ho preso anche proiettili perforanti, altro che blindati ormai”, dice uno dei turchi.

Meschini autista ma non solo. A parte il recupero delle armi, di incarichi ne avrebbe avuti parecchi, il viterbese, all’interno del sodalizio criminale. “Il valore aggiunto di Meschini – si legge nelle 112 pagine dell’ordinanza del gip Roberto Crepaldi del tribunale di Milano – è certamente la conoscenza della lingua (nelle sue relazioni con le forze dell’ordine) e del territorio (in relazione ai viaggi in cui ha partecipato, nel corso dei quali aiuta i correi turchi a orizzontarsi)”.

“Non poteva non sapere”. “Sul piano soggettivo, non vi è dubbio – si legge – che Meschini fosse consapevole dell’attività criminale svolta dai sodali: si pensi all’esplicita spiegazione del meccanismo del Token, a fronte del quale è evidente come il recupero di decine di migliaia di euro in contanti non potesse far fronte ad attività legali; discorso analogo vale per le armi recuperate in data 25.3.2024, quando le modalità del prelevamento e le cautele adottate non potevano che suggerire un contesto francamente illecito”.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”


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