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Mafia turca, una georgiana tra i presunti sodali del boss

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Maxioperazione contro la mafia turca - La polizia in azione a Bagnaia - Nel riquadro Giorgio Meschini e Baris Boyun

Maxioperazione contro la mafia turca – La polizia in azione a Bagnaia – Nel riquadro Giorgio Meschini e Baris Boyun


Viterbo – Mafia turca, è una 40enne nata in Georgia l’unica donna tra i 15 presunti sodali del boss Baris Boyun, il 41enne di etnia curda arrestato a Viterbo il 22 maggio dell’anno scorso, per la quale la pm antimafia Bruna Albertini ha chiesto il 19 maggio la più lieve delle condanne, due anni e 10 mesi di reclusione , con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato, celebrato in video collegamento con l’aula di corte di assise del tribunale di Viterbo. 

Cinque anni di reclusione è invece la condanna chiesta dalla pm della Dda di Milano per il viterbese Giorgio Meschini, 32 anni, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, unico italiano tra gli arrestati, detenuto da dodici mesi al Nicandro Izzo di Viterbo. 

Tra i 15 imputati che hanno scelto l’abbreviato c’è anche Efe Kantik, cognato 39enne di Baris Boyun, arrestato in Italia a febbraio, quando il boss è stato trasferito al 41 bis perché gli avrebbe consegnato “pizzini”, durante i colloqui, per dare ordine dal carcere ai complici in Turchia.

Lo scorso 25 marzo, come si ricorderà, ha patteggiato una condanna a 4 anni e 7 mesi di reclusione Artiol Shabani, 27 anni, difeso dall’avvocato Samuele De Santis, proveniente dall’Albania, senza fissa dimora in Italia, arrestato in flagranza di reato per armi e droga a Vetralla, lo scorso 22 maggio, assieme a un turco di 23 anni. 

Complessivamente martedì sono state chieste condanne da un minimo di due anni e dieci mesi a un massimo di dieci anni per i 15 presunti sodali arrestati il 22 maggio dell’anno scorso col boss Baris Boyun che hanno scelto l’abbreviato, rito alternativo grazie al quale in caso di condanna è previsto lo sconto di un terzo della pena. In video collegamento da Milano con l’aula di corte d’assise del tribunale di Viterbo la requisitoria della pm antimafia Bruna Albertini, mentre la prossima udienza sarà dedicata alle difese. 

La pm, in particolare, ha chiesto una condanna a 10 anni  di reclusione, tre condanne a 9 anni di reclusione, otto condanne a 8 anni di reclusione, una condanna a 5 anni di reclusione, una condanna a 3 anni di reclusione e una condanna a due anni e 10 mesi di reclusione, per l’unica donna imputata.

Il processo davanti al gip Domenico Santoro ai sedici imputati che hanno chiesto riti alternativi, tra cui l’albanese che ha già patteggiato, riprenderà questo lunedì da Viterbo, davanti al gip Domenico Santoro collegato da Milano.


Mafia turca - Il boss Baris Boyun passa pizzini in carcere

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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”


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