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Mafia turca e ‘ndrangheta, il boss Baris Boyun: “C’è un gruppo italiano e ci sono amici”

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Mafia turca - A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun

Mafia turca – A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun


Viterbo – (sil.co.) – Mafia turca, a maggio la requisitoria del pm Bruna Albertini per i 12 imputati che hanno scelto l’abbreviato davanti al gip Roberto Crepaldi del tribunale di Milano. Rito che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena. Tra loro il 32enne viterbese Giorgio Meschini difeso dall’avvocato Remigio Sicilia e tre turchi assistiti dall’avvocato Samuele De Santis, tutti detenuti al Nicandro Izzo di Viterbo dal blitz del 22 maggio 2024, in cui fu arrestato il boss 41enne di etnia curda Baris Boyun. Un albanese bloccato l’anno scorso dai carabinieri a Vetralla, il 27enne Artiol Shabani, ha nel frattempo patteggiato lo scorso 25 marzo 4 anni e sette mesi per associazione a delinquere finalizzata ad armi e droga.

Intanto il settimanale Panorama ha dedicato un ampio servizio al boss Baris Boyun e ai possibili contatti della sua organizzazione con la ‘ndrangheta, rammentando come prima di essere trasferito a Bagnaia, il 41enne fosse ai domiciliari a Crotone dove il 18 marzo dell’anno scorso fu vittima di un attentato. Giunto a Viterbo il 21 marzo, è stato poi arrestato nell’abitazione dove viveva a due passi da Villa Lante il successivo 22 maggio, nel blitz sfociato in una ventina di arresti.

Attualmente è detenuto a Milano, in attesa di processo, mentre a Roma si richiede decide per la sua estradizione. Boyun, è stato accertato, anche sottoposto a misure restrittive ha mantenuto il controllo delle attività illecite, impartendo ordini.

“A Crotone muoversi senza essere notati è impossibile – si legge nella rivista – soprattutto per uno come lui. Le potenti famiglie di ‘ndrangheta hanno ottimi informatori per le cose che contano. Pensare che il criminale turco abbia vissuto tra quelle quattro mura ‘vista mare’ senza stringere relazioni, né avere interlocutori, alleanze o patti, è semplicemente fuori dalla realtà”.

“Nel corposo fascicolo giudiziario su di lui – scrive il settimanale – c’è una sola intercettazione al riguardo, ma è significativa. Boyun prima si vanta di gestire, attraverso i suoi uomini, ‘tutto il mercato tedesco’, poi di poter ‘vendere anche in Svizzera’ e infine afferma: ‘C’è un gruppo italiano e ci sono amici'”.

“Queste parole sono rimaste sullo sfondo dell’inchiesta – prosegue l’articolo – nonostante alcune coincidenze. La Turchia, infatti, non è solo tappa nei traffici internazionali di stupefacenti, ma anche un rifugio strategico per i latitanti legati alla
‘ndrangheta”.

Nel novembre 2022, per esempio, un narcotrafficante originario di Rimini (città in cui, proprio in quello stesso anno Boyun viene bloccato per la prima volta in Italia), che avrebbe stretti legami con la criminalità calabrese, è stato arrestato ad Antalya, sulla costa turca, dopo quattro anni di latitanza. Le indagini hanno svelato che avrebbe gestito una nave utilizzata per il trasporto di carichi di droga. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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