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“Meglio regnare in inferno che servire in paradiso, Lucifero ai Pugnaloni del 1984”

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Lucifero ai pugnaloni

Lucifero ai pugnaloni

Pugnaloni ad Acquapendente - Gruppo 1988

Pugnaloni ad Acquapendente – Gruppo 1988

Acquapendente – Riceviamo e pubblichiamo – Lucifero ai pugnaloni.

“Meglio regnare in inferno che servire in paradiso”. Queste le parole dell’angelo caduto nell’opera Paradiso Perduto dello scrittore inglese John Milton, che incarnano un attestazione di tracotanza nei confronti dell’autorità di Dio, ma anche di autarchia e libertà da istituzioni superiori.

Lucifero si materializzò in una tavola del concorso dei Pugnaloni ad Acquapendente nel lontano 1984. Il suo ideatore e demiurgo fu Angelo Vitali, storico disegnatore del gruppo Torre Giulia de Jacopo e la genesi di questo controverso pugnalone avvenne all’interno della stessa Torre Giulia che fu utilizzata dal gruppo come location e laboratorio per quattro anni consecutivi.

L’angelo ribelle appariva nella sua atarassica posa plastica con le ali spiegate in un contesto di nudo totale su uno sfondo floreale.

A decretarne l’espulsione dal concorso sarà da un lato la nudità del soggetto, dall’altro il concetto controverso dell’angelo dell’inferno, presentato in una festa popolare in cui era ancora molto forte il  tema religioso del miracolo della Madonna di Mezzo Maggio.

Dalle memorie di quella domenica dell’84 si evince che oltre alla squalifica dal concorso fu fatto divieto al gruppo di portare l’opera all’interno della cattedrale del Santo Sepolcro. Gli eventi di quel concorso Pugnaloni costarono al Gruppo Torre Giulia de Jacopo lo stigma del maledettismo e l’epiteto un po’ anacronistico di “gruppo fortemente anticonformista”.

L’evento ebbe dunque ampia risonanza nelle memorie della festa di Mezzo Maggio delle epoche successive e Lucifero fu esiliato con tutta la tavola del pugnalone nell’idilliaca pace del vigneto di Angelo Vitali.

Le nuove generazioni di Acquapendente non ricorderanno più la memoria di Lucifero ma forse la sua ribellione potrebbe richiamare lontanamente, se pur in maniera capovolta, l’insurrezione di un popolo che nel 1166 voleva attestare la propria libertà e autonomia dall’imperatore Federico Barbarossa e dal suo luogotenente Guelfo VI .

Emanuel Alison Flamini


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