Viterbo – (sil.co.) – Militare accusato di maltrattamenti dalla ex, lo scorso primo aprile è stato difeso a spada tratta da un collega di lavoro mentre ieri è stata la volta tra gli altri del testimone di nozze della donna e della storica fidanzata con cui l’imputato è stato insieme dieci anni. Si è parlato di una contrastata festa di addio al nubilato e di una ex coppia di fidanzatini rimasti amici.
Il difensore Remigio Sicilia
La ex fidanzatina. “Siamo stati insieme da quando avevo 15 anni fino ai 25, sempre nel segno del rispetto reciproco per noi e le rispettive famiglie, tanto che siamo rimasti amici e che lui, a fine 2022, mi ha confidato che la moglie lo tradiva e che lui ci stava male. Qualche mese dopo lei, ingelosita, senza sapere che io ero incinta della seconda figlia avuta dal mio compagno, mi ha cercata per telefono e su Whatsapp per dirmi di lasciarlo in pace… ho dovuto bloccarla”, ha riferito la donna, una 38enne.
L’addio al nubilato. Più complessa la testimonianza del testimone di nozze della ex dell’imputato, un 37enne viterbese, fidanzato all’epoca dei fatti con l’amica della sposa con cui ha fatto da testimone al matrimonio. “Ora ci siamo lasciati”, ha detto, interpellato dalla difesa in merito alla presunta scenata fatta dall’imputato alla futura moglie, in occasione della festa di addio al nubilato della presunta vittima, quando lei sarebbe andata al mare con le amiche, tornando a casa solo la sera del giorno successivo e non la mattina.
“Il figlio piangeva e lei si divertiva”. Lui, secondo l’ex fidanzata del teste sentita il 4 febbraio, avrebbe dato in escandescenze davanti a tutti, compresi i suoi genitori. “Non è vero – ha riferito ieri l’amico davanti al collegio e e alla pm Aurora Mariotti – sono stato io, che ero rimasto a casa con lui e loro figlio, un bambino che siccome voleva la mamma è scoppiato a piangere, mentre lei e le amiche postavano foto mentre si divertivano al mare. Allora ho chiamato due-tre volte la mia fidanzata per dirle che si sbrigassero a tornare a casa e quando sono arrivate le ho fatto una scenata. Io a lei. Non lui alla futura moglie”.
Anche i genitori per l’imputato. La deposizione non ha convinto né la pm, né il collegio presieduto dal giudice Daniela Rispoli. “Tutta questa scena per un addio al nubilato, il padre che non riesce a placare il figlioletto che piange senza la mamma, la ricostruzione non è del tutto ragionevole”, è stato sottolineato prima del rinvio al prossimo autunno per sentire i genitori dell’imputato.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
