- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Operatori sociosanitari accusati di stupro in clinica: “Solo dopo mesi la paziente parlò di abusi”

Condividi la notizia:

Carlo Mezzetti

Il difensore Carlo Mezzetti

Paola Conti

La pm Paola Conti


Viterbo – Coppia di operatori sociosanitari di una casa di cura del capoluogo accusati di violenza sessuale da una paziente, il delicatissimo processo è entrato nel vivo ieri davanti al collegio.

È stato il giorno della testimonianza fiume dell’avvocatessa viterbese che dal 15 gennaio 2020 è stata amministratrice di sostegno della presunta vittima. Fino alla denuncia sporta il successivo 29 giugno, un giorno dopo le dimissioni dalla struttura dove è rimasta ricoverata per un anno.

La parte offesa si è costituita parte civile con l’avvocato Cipriana Contu, mentre i due imputati sono difesi dai legali Paola Mangano e Carlo Mezzetti che ieri hanno chiesto una integrazione delle prove orali con i consulenti di parte, ovvero lo psichiatra Bruno Rita e lo psicoterapeuta Massimo Gian Carlo Capobianco, su cui il collegio ha mantenuto la riserva. 

“La mia assistita – ha spiegato l’avvocatessa – aveva una diagnosi ‘borderline’, con un ampio margine di discrezionalità; il suo problema era la disabilità, per cui il giudice tutelare aveva nominato un amministratore di sostegno per le cose pratiche, come ad esempio la gestione dei soldi. Presso la clinica, dove è arrivata a giugno 2019, sarebbe dovuta restare al massimo cinque mesi poi diventati un anno, complice il Covid”.

Tra la vittima, capace dunque di autodeterminarsi, e uno degli oss sarebbe nata una buona amicizia, diventata confidenza e sfociata in approcci sessuali, poi lui avrebbe cambiato atteggiamento, non le avrebbe più rivolto la parola, tirando dritto se la incrociava. 

La presunta vittima si sarebbe trovata così bene nella struttura da non volersene andare. “Ma non c’era alternativa, aveva già superato abbondantemente i limiti previsti quando è scattato il lockdown, durante il quale ha cominciato a lamentare cattivi rapporti col personale del reparto, che sarebbe stato sgarbato, maleducato e astioso nei suoi confronti. Poi è venuto fuori che sarebbe stato perché aveva fatto spostare un oss in un altro reparto”.

Dopo la “riapertura” del 4 maggio 2020, la paziente avrebbe chiesto all’amministratrice di sostegno un “colloquio riservato”: “Non mi parlò di abusi, ma era molto arrabbiata con un operatore di cui si era fidata e dal quale si sarebbe sentita tradita, abbandonata, come se lui si fosse tirato indietro. Si disse ferita, ma io capii che c’era stata reciprocità, anche se uscii col dubbio. Fino alle dimissioni del 28 giugno 2020 non ha mai pronunciato la parola abusi, mi aveva parlato di un bacio, di toccamenti, ma non di situazioni subite”.

Gli “abusi” sarebbero avvenuti tra settembre e ottobre del 2019, quando uno dei due attuali imputati chiese di essere trasferito a un altro reparto. “Prima di giugno si era parlato di ‘comportamenti inappropriati’ tra oss e paziente, ma non di rapporto sentimentale. Al momento della denuncia, sporta ai carabinieri il giorno dopo le dimissioni e il giorno dopo che aveva pronunciato per la prima volta la parola ‘abusi’, mi inviò gli screenshot di quattro messaggi scambiati con loro su Messenger, perché non credo avesse i numeri di telefono”.

“Così venne fuori che, oltre all’episodio del bacio, una volta uno di loro, dopo la doccia, le si sarebbe appoggiato da dietro per farle sentire l’erezione poi le avrebbe scritto qualcosa sulla circostanza”, ha proseguito la teste, molto cauta nel dosare le parole. Sempre a fine giugno 2020, la parte offesa avrebbe consegnato all’amministratrice di sostegno la lettera “anonima” che aveva inviato alla direzione per segnalare le condotte del personale. 

Data la situazione di fragilità fisica e psichica della presunta vittima, la sua versione è stata cristallizzata in sede di incidente probatorio davanti al giudice per le indagini preliminari Giacomo Autizi. Non sarà quindi costretta a testimoniare in tribunale. Le indagini sono state coordinate dalla pm Paola Conti. Ieri in aula c’era il sostituto Auora Mariotti.

Silvana Cortignani


Articoli: Paziente molestata in clinica, l’accusa schiera dieci testimoni contro i due sanitari – Paziente della casa di cura li accusa di molestie, due operatori alla sbarra per violenza sessuale


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 

 

 

 


Condividi la notizia: