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Viterbo – (sil.co.) – Picchiata, umiliata e tradita dal marito trova soccorso nel sacerdote della parrocchia dove svolge attività di volontariato, che la mette in contatto con un’associazione che si occupa di aiutare le persone a risolvere situazioni “complicate”.
Il prete è stato sentito come testimone dell’accusa davanti al collegio presieduto dal giudice Francesco Oddi, pm Flavio Serracchiani, all’udienza di ieri del processo in cui l’ex marito di una cinquantenne residente in un centro della provincia è imputato di maltrattamenti aggravati. Per circa venti anni, fino al 2020 quando la donna, che si è costituita parte civile, ha chiesto la separazione e lo ha denunciato.
“Fuori dal segreto della confessione – ha spiegato il parroco – la signora mi ha riferito delle condotte del marito, che manteneva lei perché lui non lavorava, la tradiva ed era violento al punto che lei aveva tolto per paura i coltelli dalla cucina. Una volta col figlio si era dovuta chiudere in una stanza perché li minacciava”.
Prima ad essere ascoltata, dei cinque testi di ieri, una psicologa dell’associazione cui si è rivolta la vittima a dicembre 2018 su consiglio del parroco.
“Al primo incontro, mentre lei cercava di ridimensionare, ho assistito a una telefonata in cui lui, urlando, le chiedeva ‘dove sei stronza?’ e le intimava di tornare subito a casa perché non aveva trovato il pranzo pronto. Allora lei mi mostrò i lividi che aveva sulle braccia, un video in cui il marito sfilava con violenza il cassetto dei coltelli e glielo lanciava contro nonché le chat dei tradimenti in cui lui si rivolgeva anche a donne molto, molto giovani”.
Per tutto il tempo la difesa ha insinuato che fosse la parte offesa a tradire il marito, senza trovare in aula alcun riscontro dalle dichiarazioni dei testimoni. Un’agente di polizia locale con cui la vittima ha lavorato per un periodo per un comune dei Cimini, ha raccontato di come la donna svolgesse due lavori per sbarcare il lunario, perché il marito non lavorava. L’imputato, che sarebbe stato ossessionato dalla gelosia, si sarebbe fatto inoltre trovare un paio di volte sulle vie e nelle piazze dove la moglie svolgeva servizio.
Una ex compagna di scuola delle superiori ha detto che una volta lui avrebbe provato a investirla e che non se ne voleva andare da casa. “Quando mi disse che aveva paura delle sue reazioni e che aveva sopportato tutto per salvare il matrimonio e dare una famiglia al figlio che era ancora adolescente, io le consigliai di rivolgersi alle forze dell’ordine”.
Una cugina fu allertata da una vicina di casa della coppia: “Sentiva botti e urla, per cui ci disse ‘si ammazzano, intervenite’, quindi la fermai per strada, perché lei faceva mille lavori e lui niente, dove ammise che lui prendeva a calci le porte e alzava le mani. Se veniva a trovarmi mezz’ora, lui la chiamava anche 5-6 volte per dirle di sbrigarsi a tornare a casa. Per il figlio, ha mandato giù una marea di bocconi amari”.
Spaventata al punto da temere per la sua vita, l’ex moglie dell’imputato sarebbe arrivata a piazzare in casa delle telecamere di sicurezza: “Così se mi succede qualcosa, si sa chi è stato”.
La madre di un compagno di scuola del figlio ha sentito dei vocali “pieni di odio e di disprezzo” e visto un video: “Si vede la cucina completamente sottosopra e il marito che ansima appoggiato a un mobile come se avesse fatto uno sforzo sovrumano”. “La obbligava a dormire su una branda nel corridoio, mentre lui dormiva in camera matrimoniale”, ha concluso.
La prossima sarà un’udienza fiume per sentire 9 testimoni dell’accusa e della parte civile.
– “Quando ho visto mio figlio violento come il padre, ho denunciato mio marito”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

