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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Siamo trasportati su una nera nave stremati da una grande tempesta”. Questa l’allegoria di una cupa situazione politica esistenziale descritta dal poeta Alceo nel VII sec a.C. non molto dissimile dall’attuale nostro termometro dei diritti sociali e civili.
Più volte la vasta frangia oscurantista della società italiana ha etichettato il pride come obsoleto, fuori tempo massimo, marchiandolo come un inutile ostentazione o peggio ancora come carnevalata.
A un analisi obiettiva dei fatti possiamo affermare che oggi più che mai c’è bisogno di un pride per rivendicare i diritti di cittadini gay ,trans e lesbiche e bisex che ogni giorno subiscono discriminazioni e aggressioni.
Lo stesso Mirko Giuggiolini del Tuscia pride denuncia un sostrato sociale a Viterbo e nella nostra provincia ancora ostile e poco inclusivo. Non mancano offese continue e intimidazioni a coloro che vengono considerati diversi da una società provinciale che innegabilmente si sposta in direzione di una chiusura sospinta da venti reazionari provenienti dall’alto.
C’è un occulta volontà di instillare nel tessuto sociale ignoranza (soprattutto tra i giovani) e stigma per il diverso sia esso straniero, sia esso non conforme al binarismo di genere che sembra avere ancora più mordente con l’imprimatur delle alte gerarchie vaticane. Le aggressioni registrate nel 2025 riguardano in gran parte gay seguiti da trans donne, lesbiche e trans uomini ftm.
Il fenomeno purtroppo esiste, fomentato da una volontà superiore di sminuire queste violenze e di emarginare le persone lgbt nei ghetti, nella solitudine e negazione della loro esistenza.
Emblematico il “bacio nel letto” di Toulouse Lautrec in cui una coppia lesbica si bacia con amore e affetto all’oscuro delle quattro mura della camera oltre la quale c’è una società ostile che le rifiuta.
Il pride è l’arma per combattere prevaricazione ed emarginazione, c’è assoluto bisogno di queste manifestazioni ora più che mai , soprattutto a Viterbo dove una forte arretratezza culturale ha fatto si che l’omotransfobia, come il rifiuto dei diversi, si siano cronicizzati nel tempo come malattie endemiche.
Dunque avanti col pride e con la visibilità delle minoranze, unica strada per preservare noi tutte da emarginazione, bullismo, violazioni dei diritti sul lavoro e violenze sia fisiche che verbali.
Emanuel Alison Flamini

