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Viterbo – “Il Lazio è l’unica regione italiana a non aver ancora approvato una legge di riordino delle competenze provinciali”. A dirlo è il presidente della provincia di Viterbo, Alessandro Romoli, intervenuto nel corso della seduta del consiglio provinciale di ieri.
Romoli ha riferito riguardo l’assemblea nazionale dei presidenti di provincia, tenutasi nei giorni scorsi, durante la quale è emersa con forza la necessità di restituire alle province italiane un ruolo definito all’interno dell’architettura istituzionale.
“Dopo il naufragio della legge Delrio – ha spiegato Romoli – tutte le regioni, tranne il Lazio, hanno approvato norme per riassegnare competenze e risorse agli enti provinciali. Il nostro è un problema istituzionale, non politico: i presidenti delle province di Viterbo, Rieti, Latina e Frosinone hanno scritto congiuntamente al presidente della regione Lazio Francesco Rocca per chiedere l’avvio immediato di un confronto”.
Romoli ha sottolineato le difficoltà operative legate alla gestione di funzioni delegate, come la formazione professionale e la polizia provinciale. “Su alcune spese abbiamo ottenuto un parziale riconoscimento economico – ha detto – ma il credito complessivo supera gli 11 milioni di euro, a fronte di appena 3,8 milioni ricevuti”.
Il presidente ha ricordato che in molte regioni, a partire dalla Lombardia, il riordino ha attribuito alle province anche competenze in materia di turismo, cultura, caccia e pesca. “Nel Lazio, invece, siamo ancora fermi – ha ribadito – e subiamo anche la concorrenza istituzionale della città metropolitana di Roma, che ha già ottenuto ulteriori funzioni urbanistiche”.
Romoli ha infine rilanciato la proposta, condivisa a livello nazionale dall’Upi (Unione delle province d’Italia), di presentare una legge regionale di riordino. “Se non si riesce a fare una riforma complessiva – ha concluso – chiediamo almeno l’uniformità tra la durata del mandato del presidente e quello dei consiglieri, e la possibilità di istituire una giunta provinciale. Meglio poco che niente. Se non si interviene neppure su questo, rischiamo di non avere più nulla”.
