San Pellegrino in Fiore senza fiori, l’edizione più brutta di sempre – Piazza Scacciaricci
Viterbo – San Pellegrino in Fiore senza fiori. Senza colori, senza cuore e senza anima popolare.
San Pellegrino in Fiore è finito, e ci lascia addosso solo un grande senso di delusione. L’edizione più brutta di sempre. Brutta. Brutta. Brutta. Spenta.
Ancora una volta, senza fiori. Ma questa volta anche senza idee. Senza bellezza. Senza arte. Senza storia. Un progetto che avrebbe dovuto celebrare la primavera e l’identità di Viterbo si è trasformato in un’esposizione senz’anima, in un ammasso di strutture in legno e superfici riflettenti, fredde, scadenti, respingenti. Superfici per giunta di qualità infima, mezze bombate, mal rifinite.
San Pellegrino in Fiore senza fiori, l’edizione più brutta di sempre – Il palazzo Papale
Nemmeno gli allestimenti si salvano: prati mezzi secchi stesi con sciatteria, per una manifestazione che dura pochi giorni – dal primo al 4 maggio – e che avrebbe meritato cura, colore, creatività. E anche un po’ di acqua. Le bancarelle erano poche. Eppure, la gente viene a San Pellegrino in Fiore anche per comprare, per portarsi a casa un po’ di primavera. Si salvano due bancarelle: una di piante grasse, l’altra di piante carnivore. Belle e ben fornite. Il resto, poco o niente.
San Pellegrino in Fiore senza fiori, l’edizione più brutta di sempre – Piazza San Lorenzo
Piazza San Pellegrino è stata deturpata da una struttura in ferro non degna, e da zolle di pratino buttate alla bell’e meglio sui gradini della chiesa. Eppure gli archi montanti della storica piazza potevano essere una ispirazione. Piazza San Carluccio affogata in un boschetto di betulle forzato e fuori luogo. Privo di senso. Piazza San Lorenzo, mediocre. Piazza del Gesù invasa da un labirinto di cassoni senza logica. Piazza Scacciaricci? Un angolo misero e dimenticato. Orrendo. Piazza della Morte? Con la fontana deturpata, ingabbiata. Lasciate stare le fontane monumentali. Le vie attorno, trascurate, sporche, con erba ovunque. Uno scenario indecoroso.
San Pellegrino in Fiore senza fiori, l’edizione più brutta di sempre – Piazza San Pellegrino
Viene da chiedersi quali competenze effettive in campo paesaggistico esprima l’architetto Lorenzo Porciani, curatore dell’evento, nipote dell’assessora Patrizia Notaristefano e figlio dell’ex consigliere comunale Bernardino Porciani. Era proprio il suo il progetto giusto per una manifestazione tanto importante? Perché a vederne il risultato, la risposta è no.
San Pellegrino in Fiore senza fiori, l’edizione più brutta di sempre – Piazza San Carluccio
E a chi rimpiange la vecchia, popolare edizione di Armando Malè – semplice, sentita, piena di fiori veri – non si può che dare ragione. Perché la bellezza non è opinione: è misura, è armonia, è storia culturale, è storia dell’arte. È la serie di Fibonacci fino alla sezione aurea. È matematica, quando la matematica è bella. Non un’accozzaglia di materiali piazzati a caso. Di bello non si è visto nulla. E, va detto, la bellezza è un fatto oggettivo. Altro che questioni di gusto.
Un brutto diffuso. Triste. Imbarazzante. Fatto di cassoni di legno. Non degno di una città che aspira a diventare capitale europea della cultura. Ma a chi importa? La sindaca Chiara Frontini, con quasi diecimila euro lordi incassati mensilmente, forse ha altri pensieri. Magari un viaggio in Martinica.
Aridatece le belle edizioni, partecipate e popolari, di Armando Malè.
Certo a San Pellegrino in Fiore la gente va, ma il merito è ancora dell’idea, semplice e geniale, di Malè. E dire che questa edizione è costata più di centomila euro. Finanziamento imparagonabile a quelli delle vecchie edizioni di Malè.
Carlo Galeotti
San Pellegrino in Fiore senza fiori, l’edizione più brutta di sempre – Piazza del Gesù
San Pellegrino in Fiore senza fiori, l’edizione più brutta di sempre – Piazza della Morte
San Pellegrino in Fiore senza fiori, l’edizione più brutta di sempre – Piazza San Pellegrino







