Viterbo – (sil.co.) – Testimonianza shock di una madre picchiata: “Si può avere paura di un figlio?”. In tribunale la drammatica deposizione della madre 42enne di un 24enne viterbese, imputato davanti al collegio di maltrattamenti in famiglia aggravati dal fatto che tra le vittime, oltre alla mamma, al fratello e al nonno, figura anche la sorella minorenne.
Viterbo – Un’aula del tribunale
La sorella, oggi 16enne, aveva appena 12 anni quando, nell’ottobre 2021, l’imputato l’avrebbe percossa assieme alla madre, durante una delle sue crisi di astinenza dalle sostanze stupefacenti. A agosto 2023 avrebbe nuovamente picchiato sorella e madre, la quale non ha mai denunciato il figlio.
Il 24enne è stato allontanato solo a marzo dell’anno scorso, dopo che una “task force” composta da carabinieri, servizi sociali del comune, Serd e Dipartimento di salute mentale della Asl ne ha certificato tossicodipendenza, schizofrenia e pericolosità sociale, disponendone il ricovero in Rems o presso una comunità di recupero a doppia diagnosi.
E siccome nessuno lo vuole senza un progetto di percorso, da un anno è ricoverato presso una casa di cura viterbese, dove stanno finendo di elaborarlo, in vista del ricovero da giugno presso un centro specializzato di Rimini.
La difesa nel frattempo ha chiesto la revoca della misura cautelare, su cui il collegio si è riservato mentre la madre si è detta favorevole, spiegando: “Quale madre può avere paura del figlio?”. Nonostante le botte alla figlia adolescente e nonostante ad agosto di due anni fa l’abbia scaraventata per terra e fatta finire in ospedale, lesionandole una spalla, con una prognosi di 15 giorni più complicazioni.
“Mio figlio aveva cinque anni quando ho dovuto denunciare il padre violento e siamo stati costretti a rifugiarci in casa famiglia. A dieci anni ha subito un intervento chirurgico al cuore. Poi mio padre, che gli faceva da nonno e da padre, ha perso un arto in un incidente stradale. Quando era alle superiori, il suo migliore amico ha avuto un incidente in moto ed è rimasto paralizzato. A causa della sua salute, è stato giudicato invalido e inabile al lavoro”, ha spiegato.
“Quindi la droga, le continue richieste di soldi, le fughe da casa anche per 2-3 giorni, il rifiuto delle comunità, ma è un bravo ragazzo, ha sofferto fin da piccolo, dava la colpa a me che il padre se ne era andato, ha capito da grande, ma abbiamo avuto tante sciagure”, ha raccontato, interrogata dalla pm Aurora Mariotti, tenendosi sempre sulla difensiva.
Al termine il collegio ha affidato allo psichiatra Marco Cannavicci di Roma la perizia che dovrà stabilire le sue condizioni mentali e il suo futuro. Intanto da giugno passerà dalla clinica a una comunità terapeutica a doppia diagnosi che potrebbe essere la sua ancora di salvezza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
