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Città del Vaticano – In Vaticano, il primo maggio, festa di san Giuseppe lavoratore, sono state sospese le congregazioni, ma non gli incontri informali. Detto delle personalità italiane più forti, emergono, varie figure di spicco in Europa.
Mario Grech, 68enne maltese, è stato vescovo di Gozo. Si fece particolarmente apprezzare durante i sinodi convocati da Bergoglio che lo volle segretario generale dello stesso Sinodo a partire dal 2019. Gode della stima di tanti cardinali, si muove nel solco dell’ex pontefice, unendo l’esperienza di governo di una diocesi e la conoscenza della Curia vaticana. Non è tra i nomi più circolati: un vantaggio.
A margine dei funerali di Bergoglio, il presidente Macron si è dato da fare per sostenere Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia. Classe 58, vaga somiglianza con Giovanni XXIII, nato in Algeria e poi esiliato, vive le difficolta della città portuale, fra criminalità ed immigrazione fuori controllo, con lo stesso approccio di Bergoglio alle periferie di Buenos Aires: immergendocisi. Capo della Conferenza episcopale francese, avrebbe dalla sua i tanti africani che parlano francese.
Con un cognome che sembra uscito da “Il nome della Rosa”, Anders Arborelius, 75 anni, ha una biografia affascinante. Nato e battezzato luterano in Svizzera, cresce in Svezia, si converte al cattolicesimo e studia fra Belgio e Roma. Molto peso viene dato all’esperienza di vescovo a Stoccolma, capitale che vive cambiamenti tragici di recente, basti pensare che è il porto europeo dove arriva più droga. Bergoglio ha fatto crescere il numero di cardinali provenienti da ordini religiosi, ed essendo Arborelius carmelitano, può contare su simpatie geograficamente trasversali.
Peter Erdö, 73 anni, rappresenta un altro lato della storia europea. Nato a Budapest nel 1952, la sua famiglia di intellettuali cattolici era talmente invisa al regime che quando l’Armata rossa invase l’Ungheria gli venne bruciata ogni proprietà. Vanta un profilo da studioso, avendo scritto circa 250 fra saggi e testi di diritto canonico. Due volte capo della Conferenza episcopale europea, conosce a menadito le dinamiche continentali. E conosce anche quelle del conclave, avendo partecipato agli ultimi due.
Una figura a metà fra Wojtyła (che lo creò cardinale) e Ratzinger, saldo nella teologia. La coabitazione con il governo Orban potrebbe causargli qualche svantaggio più d’immagine che sostanziale. D’altra parte, il papa polacco viveva sotto il regime comunista.
Thomas Moore