Orte – (sil.co.) – “Non ho accoltellato nessuno, sono innocente”. Ha ribadito ieri la sua verità davanti al collegio il 23enne tunisino arrestato lo scorso 20 agosto a Orte dai carabinieri per rapina pluriaggravata, porto d’armi improprie e lesioni aggravate ai danni di un connazionale di 45 anni del centro d’accoglienza. Quattro mesi fa ha rifiutato il patteggiamento.
Carabinieri e 118
La vittima, ferita all’addome verso le ore 21 dello scorso 28 luglio, si è accasciata a terra a metà di via del Ponte, la strada che da Petignano conduce verso il centro. Nega di essere stato lui l’imputato, detenuto da ormai dieci mesi, che avrebbe agito secondo la parte offesa con due complici. “Io faccio il macellaio a Terni. Quel giorno era domenica e l’ho trascorsa dalla mattina a sera. al bar di Orte dei cinesi, coi miei amici. Alle 20,45 ho ripreso il treno e sono tornato a Terni”, ha detto, negando tutto, se non una discussione “ma solo per telefono”.
Lo scorso 25 febbraio, stupendo lo stesso difensore Silvia Grassi, ha sorpreso tutti, proclamando la sua innocenza e rifiutando di patteggiare 2 anni e 7 mesi di reclusione, con lo sconto di un terzo della pena del rito, di cui in caso di condanna non potrà più usufruire procedendo con l’ordinario.
“Me lo sono trovato dietro sul ponte che mi chiedeva una sigaretta, quando gliel’ho data mi ha detto ‘fermo, ti faccio vedere chi sono io’. Era un’altra persona, ha sferrato il coltello dallo zaino e mi ha aggredito, mentre due suoi amici mi sfilavano 90 euro in contanti dalla tasca posteriore dei pantaloni, per poi scappare tutti e tre”, ha detto il 45enne, anche lui sentito ieri. “Mi ha dato 7-8 coltellate, ma mi sono difeso e un colpo è stato fermato dal cellulare”, haa spiegato alla difesa che ricordava il referto del pronto soccorso da un solo fendente.
Tra i testimoni anche i due trentenni che tornavano in macchina da una partita ad Attigliano quando sul ponte si sono trovati davanti la vittima barcollante che, superato il guardrail del marciapiede, gli si è piazzato di fronte all’auto, stramazzando a terra.
Movente passionale ma anche no. Di sicuro, secondo le parti, non c’entra la sigaretta, né si sarebbe trattato di una sigaretta negata.
Sollecitato dal pm Flavio Serracchiani e dal presidente Francesco Oddi a spiegare il motivo per cui la parte offesa avrebbe dovuto dire che era stato lui a sferrargli la coltellata al torace per cui è finito in codice rosso all’ospedale Santa Rosa, da dove è stato dimesso il giorno successivo con una prognosi di 15 giorni, ha prima parlato di una lite avvenuta una ventina di giorni prima per una donna misteriosa, una connazionale incinta, poi di un alterco “solo verbale” avvenuto il giorni stesso perché aveva offeso sua madre.
Discussione e sentenza a luglio.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
