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Angherie ai bimbi dell’asilo, maestra patteggia un anno e mezzo in appello

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Nepi - L'istituto comprensivo Alessandro Stradella

Nepi – L’istituto comprensivo Alessandro Stradella

Nepi – Condannata a due anni di reclusione in primo grado per maltrattamenti ai bambini dell’asilo “Stradella” di Nepi, la maestra  Silvia Palma ha patteggiato un anno e mezzo in secondo grado. 

A distanza di quattro anni ha concordato un patteggiamento a un anno e mezzo di reclusione con lo sconto di un terzo della pena del rito, ovvero sei mesi, davanti ai giudici della corte d’appello di Roma. 

Sette le famiglie delle piccole vittime che si sono costituite parte civile, sei con l’avvocato Marco Russo e una con la collega Mara Mencherini, pronti a chiedere un risarcimento.

“Ti lego alla sedia e ti prendo a calci nel sedere”. Inchiodata dai filmati delle telecamere nascoste, è stata condannata il 10 gennaio 2021 in primo grado a un anno, 11 mesi e 15 giorni per maltrattamenti aggravati e abbandono di minori. Avrebbe “giocato” coi piccoli a “uno, due… schiaffo”.

Durante una delle udienze una mamma ha riferito: “Non sono riuscita a guardare i video per più di 5 minuti”. Insegnante al primo incarico alla scuola materna ” Stradella” di Nepi, l’imputata era accusata di maltrattamenti nei confronti dei 26 bambini della sua classe e per questo è stata sospesa dal servizio dal 27 gennaio 2017 per un anno.

L’esposto dei genitori ai carabinieri risale al 6 dicembre 2016, il 12 dicembre sono stati chiesti gli accertamenti tecnici, dal 10 al 19 gennaio sono state effettuate le intercettazioni audio e video nell’aula. “Ti lego alla sedia e ti vengo a prendere a calci nel sedere”, avrebbe detto l’imputata a uno scolaretto. “Vi sbatto dentro a calci. Uno, due e basta”, avrebbe minacciato i bambini, col solito ritornello della conta.

Nei filmati, i cui fotogrammi sono stati acquisiti, si vedrebbe un piccolo che, al passaggio della maestra, si mette in difesa, coprendosi la nuca con le mani. E l’imputata che fa il verso o tira schiaffi ai bimbi indisciplinati. Vittime di abbandono a se stessi e angherie i maschi, mentre la maestra avrebbe curato e coccolato le femmine.

“Una classe particolarmente vivace, più maschi che femmine, 14 contro 12, c’erano problemi a mantenere l’ordine, anche un bambino che aveva bisogno di attenzioni particolari, serviva il sostegno”, hanno insistito durante il processo i difensori Michele Rizzo e Vania Serena Oliverio.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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