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“Ripensare i luoghi significa restituire senso e umanità alla città”

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Viterbo - Il congresso internazionale "Beauty and the Built Landscape" - Il docente Stefanos Polyzoides dell'University of Notre Dame

Viterbo – Il congresso internazionale “Beauty and the Built Landscape” – Il docente Stefanos Polyzoides dell’University of Notre Dame

Viterbo - Il congresso internazionale "Beauty and the Built Landscape" - Le autorità

Viterbo – Il congresso internazionale “Beauty and the Built Landscape” – Le autorità

Viterbo - Il congresso internazionale "Beauty and the Built Landscape" - Le autorità

Viterbo – Il congresso internazionale “Beauty and the Built Landscape” – Le autorità

Viterbo - Il congresso internazionale "Beauty and the Built Landscape" - Il vescovo Piazza

Viterbo – Il congresso internazionale “Beauty and the Built Landscape” – Il vescovo Piazza e l’assessore Aronne

Viterbo – “Ripensare i luoghi significa restituire senso e umanità alla città”. È stato il vescovo di Viterbo, monsignor Orazio Francesco Piazza, ad aprire ufficialmente ieri pomeriggio, nella sala Alessandro IV del palazzo dei Papi, i lavori del congresso internazionale “Beauty and the Built Landscape”, evento cardine del Festival dell’Architettura in corso a Viterbo dal 16 al 21 giugno.

Una settimana di mostre, incontri e panel aperti al pubblico per riflettere sulla qualità dello spazio urbano e sul valore della bellezza nel paesaggio costruito.

Nel suo intervento inaugurale, monsignor Piazza, ha proposto una riflessione sul ruolo dell’architettura come strumento di relazione e memoria collettiva. Al centro del suo intervento, il Colle del Duomo, definito “un’opera d’arte complessa, incastonata in un territorio di rara bellezza e profonda cultura. Pietre vive di speranza – ha detto – che raccontano la resilienza di una comunità, dove fede e vita si intrecciano da secoli”.

Per il vescovo, la bellezza non è ornamento ma condizione per la qualità della vita. “Ogni spazio è una parola nel tempo – ha sottolineato – e l’urbanistica è un ponte tra le radici e le visioni”. La riduzione delle barriere architettoniche non è solo un’esigenza funzionale, ma un gesto simbolico di apertura e inclusione.

A parlare di accessibilità concreta è stato l’assessore alla Qualità degli spazi urbani Emanuele Aronne: “Questa piazza oggi non è accessibile, e questo è un problema serio. La rampa è il manifesto di un’architettura che si adatta ai bisogni dell’uomo. Vorremmo che l’accessibilità fosse una cosa scontata, in una piazza in cui tutti possano parlare e ritrovarsi”.

Gli interventi si sono conclusi con la lectio magistralis di Stefanos Polyzoides, professore della University of Notre Dame, che ha sottolineato il valore dell’urbanistica come “creazione di luoghi”, ponendo al centro del progetto la vita concreta delle persone.

Al piano inferiore della sala Alessandro IV è stata allestita una mostra dei lavori degli ospiti del congresso.


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