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Banda dell’autolavaggio, chieste un’assoluzione e due condanne miti

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Viterbo – (sil.co.) – “Ma quale banda della Ypsilon blu, non abbiamo né la macchina né la patente”. Si sono difesi così lo scorso 16 gennaio davanti al giudice Roberto Cappelli due dei tre pregiudicati viterbesi accusati di avere scippato la borsa alla cliente di un autolavaggio egiziano di viale Fiume col trucco delle monetine, verso le undici e mezza dell’11 giugno 2021.


Tribunale di Viterbo

Tribunale di Viterbo


Ieri, a distanza di quattro anni, la pubblica accusa ha chiesto l’assoluzione del presunto palo, che nessuno avrebbe riconosciuto, e condanne mitissime, a sei mesi di reclusione ciascuno, per gli altri due, ovvero l’autista e il giovane che si sarebbe appropriato materialmente della borsa.

Da furto pluriaggravato, infatti, il reato è stato derubricato a furto semplice: la borsa non è stata scippata ma “prelevata” dal sedile e solo due ladri (e non tre) sono stati riconosciuti.

I tre presunti componenti della banda della Lancia Ypsilon blu – difesi dagli avvocati Luigi Mancini, Luca Ragonesi e Marco Valerio Mazzatosta – sono stati identificati dai carabinieri di Bagnaia che li hanno sorpresi cinque giorni dopo mentre si aggiravano con fare sospetto tra le ville di strada Pian della Quercia.

Vittima, una 66enne di Vitorchiano che durante il processo ha spiegato in tribunale la dinamica del furto, sventato dai tre operai dell’autolavaggio.

“Ero appena salita in auto quando un ragazzo mi ha dato un colpetto sulla spalla dal finestrino aperto per dirmi che mi erano caduti i soldi. Sono scesa per raccoglierli e mentre ero china ho sentito urlare sul lato destro della macchina. Mi sono alzata e ho visto uno con la mia borsa in mano, per cui ho gridato al ladro”, ha esordito.

“Invece era uno dei tre ragazzi dell’autolavaggio, che aveva appena strappato la mia borsa dalle mani del vero ladro, un complice di quello delle monetine, che l’aveva rubata dal sedile passeggeri dove l’avevo appoggiata, col finestrino aperto”, ha proseguito, spiegando al giudice che il merito della cattura va alla titolare della vicina lavanderia, testimone oculare dell’accaduto, che ha immediatamente chiamato i carabinieri e fornito loro i dati della vettura con cui si erano dati alla fuga i ladri e il loro identikit.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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