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“Cena dei veleni”, oggi la corte d’appello decide sul rinvio a giudizio della sindaca Frontini e del marito Cavini

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Chiara Frontini con Fabio Cavini

Chiara Frontini con Fabio Cavini

Roma  – (c.g.)- “Cena dei veleni”, oggi la corte d’appello decide sul proscioglimento per il reato di minaccia a corpo politico della sindaca Frontini e del marito Cavini.

Si tiene oggi, 20 giugno, davanti alla IV sezione della corte d’appello di Roma, l’udienza sul ricorso presentato dal pubblico ministero Massimiliano Siddi contro la sentenza di non luogo a procedere emessa dal gup Fiorella Scarpato per Chiara Frontini e Fabio Cavini.

Al centro del processo, la cosiddetta “cena dei veleni” del 26 settembre 2023 a casa del consigliere Marco Bruzziches, durante la quale – secondo la procura – sarebbero state rivolte minacce con l’obiettivo di condizionare gli equilibri politici all’interno del consiglio comunale.

Il gup aveva respinto la richiesta di rinvio a giudizio per il reato di minaccia a corpo politico, stabilendo che “il fatto non sussiste”. Ma per il pm Siddi la sentenza “è incorsa contraddittoriamente in un grave errore di valutazione, dando erroneamente per presupposto il fatto che la minaccia non potesse sussistere in quanto riferentesi a una situazione statica e già esaurita, mentre è assolutamente scontato che quella minaccia si inseriva in una dinamica di attività che avrebbero potuto svilupparsi anche in seguito”.

“Le gravissime minacce prospettate al consigliere Bruzziches – scrive Siddi nel ricorso – e, per suo tramite, alla consigliera Chiatti ed a chiunque altro indistintamente, se ne deve inferire, intendesse alterare gli equilibri della maggioranza costituendo nuovi gruppi, hanno costituito all’evidenza un rilevante turbamento dell’attività politica dell’intero consiglio comunale, atteso che, a seguito di esse, le dinamiche della rappresentatività dell’organo nel suo complesso sono state potenzialmente alterate, anche rispetto a scelte future”.

Secondo l’accusa, “che la dinamica minatoria fosse anche rivolta a una prospettiva futura, e soggettivamente aperta a chiunque del corpo politico intendesse non rimanere allineato sulle posizioni della maggioranza, lo attestano espressamente le chiare parole pronunciate da Cavini immediatamente dopo la prospettazione della minaccia: ‘… è sangue e merda e quindi sappiamo come fare, quindi la Chiatti adesso è nella fase in cui… riflettiamo…’”.

“Da queste frasi – conclude il pm – emerge in modo lampante come gli effetti dell’intimidazione fossero rivolti, per il futuro, non solo a Bruzziches, ma alla stessa Chiatti, su cui stavano ‘riflettendo’, e potenzialmente a chiunque altro avesse inteso seguirli”.

Frontini e Cavini sono difesi dagli avvocati Roberto e Francesco Massatani e Giovanni Labate. Parti civili il consigliere Marco Bruzziches e la moglie Anna Maria Formini, rappresentati dall’avvocato Stefano Falcioni, e l’ex presidente del consiglio comunale Letizia Chiatti, rappresentata dall’avvocato Enrico Valentini.

La corte romana deciderà se confermare la sentenza di proscioglimento o accogliere il ricorso della procura disponendo il rinvio a giudizio.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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