Ronciglione – Nel vasto e complesso universo della Divina Commedia di Dante Alighieri, la figura degli ignavi emerge come una delle più emblematiche e, a suo modo, inquietanti. Collocati nell’Antinferno, subito prima dell’Acheronte, questi dannati non sonodegni né dell’Inferno né del Paradiso. La loro pena, descritta con vivida efficacia dal sommo poeta, consiste nel rincorrere incessantemente un’insegna, punti da mosconi e vespe, mentre il loro sangue si mescola alle lacrime, raccolto ai loro piedi da vermi ripugnanti.
Il borgo di Ronciglione
Ma chi sono gli Ignavi per Dante? Sono coloro che in vita non presero mai una posizione, che vissero senza infamia esenza lode, senza mai osare scegliere tra il bene e il male, tra il giusto e lo sbagliato. La loro colpa non è stata un’azione malvagia specifica, bensì l’inazione, l’indifferenza, la viltà di fronte alle grandi scelte della vita. Non si schierarono né con Dio né contro di lui, ma rimasero in una sorta di limbo morale, incapaci di lasciare un segno, di incidere sul corso deglieventi. Per Dante, questa mancanza di coraggio e di impegno è così grave da renderli disprezzabili persino per i dannati dell’Inferno, tanto che Caronte si rifiuta di trasportarli sulla sua barca.
La parabola degli Ignavi a Ronciglione
Il paragone tra gli ignavi danteschi e la situazione attuale di Ronciglione, così come descritto, risulta particolarmente calzante e provocatorio. In un momento di dibattito acceso su questioni cruciali come l’accoglienza, il turismo e le accuse di razzismo, l’invito all’azione e alla presa di posizione sembra cadere nel vuoto per molti.
Il problema, come sottolineato, non risiede tanto nelle posizioni specifiche assunte (o meno) sul centro di accoglienza, ma nell’assenza di una posizione da parte di coloro che, rivestendo un ruolo pubblico – siano essi membri della maggioranza o della minoranza in comune, segretari di partito, presidenti di associazioni o figure influenti -, preferiscono il silenzio.
Questo silenzio non è interpretato come neutralità o prudenza, ma come una forma di ignavia, volta a difendere una “parvenza di notorietà locale” o, più semplicemente, a evitare di esporsi e di scontentare qualcuno.
In un contesto democratico, il dibattito è linfa vitale. È attraverso il confronto di idee, anche aspro, che si possono trovare soluzioni e si può progredire. L’astensione dal prendere posizione, soprattutto da parte di chi ha la responsabilità di rappresentare e guidare la comunità, può essere percepita come una grave mancanza. Mentre il Sindaco Mario Mengoni e Marco Marcucci si sono espressi, l’interrogativo che sorge è: “E gli altri?” La loro assenza nel dibattito, il loro “nonpervenuto”, evoca proprio l’immagine degli ignavi, condannati all’inconsistenza e all’irrilevanza.
Questo atteggiamento, lungi dal preservare la notorietà, rischia di erodere la fiducia dei cittadini e di lasciare la comunità senza punti di riferimento in momenti di difficoltà o di importanti scelte. La lezione di Dante è chiara: l’indifferenza el’inazione possono essere colpe più gravi di molte azioni, poiché negano la responsabilità intrinseca di ogni individuo di fronte alla vita e alla società.
Italo Leali
