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“Chiatti era la luce del movimento, ma la sua libertà faceva paura…”

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Chiara Frontini con Fabio Cavini

Chiara Frontini con Fabio Cavini

Chiatti e Frontini

Chiatti e Frontini

Viterbo - L'avvocato Enrico Valentini

Viterbo – L’avvocato Enrico Valentini

Roma – Una figura luminosa all’origine, poi un’uscita rumorosa dalla scena politica di maggioranza. È la parabola politica di Letizia Chiatti secondo l’avvocato Enrico Valentini, suo legale nel procedimento penale che vede indagati la sindaca di Viterbo Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini per minaccia a corpo politico.

All’indomani della prima udienza in corte d’appello, in cui è intervenuto per le parti civili, Valentini ha ricostruito i contenuti del suo intervento per spiegare il contesto politico che, a suo giudizio, ha portato ai fatti contestati. “Si può parlare di una sorta di Lucifero – ha detto – nel senso etimologico del termine: il più splendente degli angeli, portatore di luce. Chiatti ha affiancato Frontini per anni, con lealtà, durante tutto il percorso politico di opposizione. Era l’anima del movimento civico 2020, ne è stata uno dei pilastri”.

Con l’elezione di Frontini a sindaca, Chiatti assume la presidenza del consiglio comunale, un ruolo chiave nella gestione politica e istituzionale. “C’era un forum stabile tra le due – ha spiegato Valentini – una collaborazione costante, almeno all’inizio. Ma questo rapporto si è progressivamente sfilacciato, fino alla rottura. La Chiatti si è dimessa in aperta polemica, convinta che quell’amministrazione stesse tradendo i programmi iniziali”.

Secondo Valentini, l’uscita della presidente ha scosso la maggioranza. “Chiatti è una donna libera – ha sottolineato – con una propria professione e senza vincoli politici. Ha sempre detto ciò che pensava. Non ha avuto paura a uscire da una maggioranza in cui non si riconosceva più, anche se questo poteva creare instabilità”.

La reazione? Una sorta di isolamento. “Quando ha saputo che la maggioranza la stava mettendo sotto osservazione, ha reagito con orgoglio, più che con calcolo politico. Chiatti ha sempre creduto che il suo mandato dovesse essere esercitato con piena autonomia. E questa libertà, forse, in quel momento faceva paura”.

La sua posizione distaccata – aggiunge l’avvocato – è stata letta come una minaccia interna. “Il dissenso che esprimeva, insieme a quello del consigliere Marco Bruzziches, ha allarmato la regia della maggioranza, che temeva un crollo. Crollo che poi non c’è stato”.

Infine, sulle dichiarazioni pronunciate da Frontini e Cavini alla famosa cena, Valentini è netto: “Quelle parole sono gravi. Toccherà alla corte d’appello stabilire se possano configurare un reato o meno. Ma certamente raccontano un clima politico che si è fatto pesante, e che merita di essere esaminato in sede processuale”.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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