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“Deposito scorie, chiediamo al ministro Fratin e al governo la possibilità di un confronto”

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No al deposito di scorie nucleari

No al deposito di scorie nucleari

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo –  La Carta Nazionale della Aree Idonee è in fase di valutazione in sede ministeriale mediante una procedura che prevede una consultazione alla quale partecipano come Sca, soggetti competenti in materia ambientale,  i 14 Comuni della provincia di Viterbo  che includono le aree “idonee”, la provincia di Viterbo e la Regione Lazio.
 
Finalmente saranno svelati i nuovi documenti relativi alle annunciate modifiche sulla metodologia delle scelte delle aree e sull’ordine di idoneità, mai peraltro finora pubblicizzati e motivo di ricorsi al Tar da parte degli stakeholder oltre che della Provincia  di Viterbo e della Regione Lazio, interessati a verificarne il contenuto, quale atto essenziale e prodromico per poter partecipare documentati alle due consultazioni previste per la procedura di Vas.
 
Fino ad oggi la mancata pubblicizzazione dei documenti riguardanti le  modifiche sugli argomenti citati rappresenta un vulnus riguardo alla possibilità di aggiornamento da parte di chi ha interesse al problema del Deposito, nel caso di specie soggetti sia pubblici, come Regione , Provincia e Comuni, sia privati,  come i Comitati, costretti a ricorrere alle vie giudiziarie per ottenere quanto non può essere loro tenuto nascosto.  
 
La mancanza di trasparenza al riguardo getta ombre sulla gestione complessiva del problema, dalle quali il Mase dovrebbe sottrarsi, in quanto maggiore riferimento di garanzia per le parti in causa.
 
In questo frangente crea, inoltre,  perplessità  l’atteggiamento  del ministro Pichetto Fratin nel corso dell’audizione del  25 giugno  di fronte alle commissioni VIII e X di Mointecitorio sull’argomento del Deposito Nazionale dei Rifiuti Radioattivi.

Il ministro nel suo intervento  ha ritenuto di dover etichettare come Nimby la posizione dei territori e se del caso anche quella della Regione Lazio e della Provincia di Viterbo, del tutto allineati sulla stessa posizione critica e negativa nei confronti delle proposte sulle aree idonee e sul progetto del Deposito unico.

Posizione che, per chi ha realmente conoscenza di quanto finora accaduto, non corrisponde ad una isteria collettiva volta a salvaguardare il particolare interesse di pochi, ma a valutazioni tecniche derivate dall’impegno di professionisti altamente qualificati.
 
Il ministro ha  ripercorso l’iter attuativo delle procedure, previste in particolare dall’articolo d 27 del DL 31 del 2010, relative al processo che porterà, secondo le sue previsione, alla scelta definitiva del sito del Deposito Nazionale nel 2029 e alla realizzazione del Deposito Nazionale entro la fine del 2039.
 
Quanto esplicitato dal ministro al riguardo corrisponde alla lettera a quanto previsto dalla norma citata, ma nel corso del lungo intervento e della susseguente discussione nessun accenno è stato fatto ai problemi, numerosissimi, aperti sul tema.
 
I contestatissimi risultati del Seminario  Nazionale, la posizione critica e nettamente negativa della Regione Lazio e della Provincia di Viterbo, l’unanime contrapposizione dei Comuni e degli stakeholder della Provincia di Viterbo, con forti analogie con quella degli altri territori coinvolti a livello nazionale nella proposta di Cnai, non sono stati minimamente citati.
 
Fatto doveroso perché denota una posizione unanime di critica e contrarietà che deriva da una consapevolezza fondata su studi tecnici, analisi professionali e accademiche, che hanno accompagnato fino ad oggi le iniziative dei territori interessati.
 
Fatto che contrasta con le aperture recenti dello stesso Ministro sia a livello legislativo, con la legge sulle autocandidature extra-Cnai,  sia a livello comunicativo con la ventilata possibilità di opzioni diverse dalla proposta Sogin, riguardo al Deposito Unico, e con il riconoscimento della difficoltà tecnica e politica di gestione del problema,  tale da consentire di poter ritenere superata la Cnai stessa.
 
Si evidenzia ancora una volta un problema di fondo: l’assenza di un confronto leale fra istituzioni e territori ed in particolare fra governo, politica e rappresentanti dei territori.
 
I territori hanno il diritto/dovere di essere ascoltati da chi governa il processo decisionale e da chi ha il potere di modificare o correggere programmi e processi, se questi, peraltro datati e incongruenti con le realtà attuali, risultano ormai necessariamente suscettibili di modifiche.
 
Un’audizione per gli stakeholder della provincia di Viterbo risulta ormai indispensabile per  verificare  le posizioni e garantire quel confronto democratico che il territorio viterbese, il più esposto in Italia con 21 aree considerate idonee nella proposta Sogin, merita.
 
Per questo si chiede al ministro e al governo la possibilità di un confronto, finora mai stato possibile, nel rispetto per le giuste preoccupazioni del territorio che detiene in Italia il maggior numero di proposte di aree idonee e che ritiene, per ragioni tecniche fondate, di non dover subire il rischio   di scelte derivate da metodologie incongrue.

Coordinamento dei comitati, delle associazioni e dei biodistretti della provincia di Viterbo
 


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