Roma – “Deposito scorie nucleari operativo nel 2039 e in mancanza d’accordo coi territori si procederà con decreto presidenziale”. A parlare è il ministro all’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, ieri mattina in commissione Ambiente e Attività produttive, riunite insieme.
L’argomento è di quelli che fanno discutere nella Tuscia, lo smaltimento delle scorie nucleari e relativo deposito unico nazionale. Circa la metà delle 51 aree ritenute idonee si trova nel Viterbese.
Il ministro Fratin (Ambiente) in commissione Ambiente alla Camera
Dalle parole di Fratin un colpo di scena, rispetto alle precedenti dichiarazioni. Se nelle scorse settimane aveva parlato del deposito come argomento ormai scartato dal governo, ieri la direzione è stata diametralmente opposta.
Si farà. Indicando anche date e modalità. Concertazione fino all’ultimo con i territori, ma se alla fine l’intesa sul sito non dovesse arrivare, il deposito si farà comunque, tramite decreto del Presidente della Repubblica, dopo l’ok del consiglio dei ministri, insieme a quello del presidente di regione interessato.
Una volta individuata l’area, per 15 mesi Sogin effettuerà indagini: “Solo al termine delle indagini – sottolinea Fratin – potrà partire la proposta di localizzazione”.
È prevista una campagna informativa nella regione del deposito, dovrà essere rilasciata l’autorizzazione unica e tutta la procedura d’impatto ambientale. In un percorso che il ministro sottolinea a più riprese, condiviso con tutte le realtà. In quella che definisce una leale collaborazione.
Potrebbe succedere, però che non ci siano manifestazioni spontanee, non si arrivi a definire un’intesa, o non partano i vari comitati stato-regioni. Pure in questo caso, nuovamente saranno tutti sollecitati a collaborare. Ma poi, arriverà un momento in cui, in assenza d’accordo, la scelta andrà comunque presa.
“La decisione – precisa Fratin – sarà assunta con decreto del Presidente della Repubblica previa deliberazione del consiglio dei ministri, integrata con la partecipazione del presidente della regione interessata”.
Quindi: “Una procedura con una pluralità di passaggi e confronti con le diverse realtà”. Per arrivare alla localizzazione. Ci sono già le date: “Le stime di Sogin prevedono orientativamente per il 2029 il rilascio dell’autorizzazione, non la localizzazione, e per il 2039 la messa in esercizio del deposito nazionale”.
Fratin spiega anche come funzionerà il futuro sito: “Saranno smaltiti in via definitiva rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa intensità, derivanti da industria, ricerca, e medicina e sanità, oltre alla pregressa gestione nucleare, materiale ferroso e acciaio, anche della parte edilizia, se contaminata”.
Conclusa l’esposizione, è la volta delle domande da parte dei componenti la commissione, fra cui Francesco Battistoni (FI), che ha sottolineato l’importanza di seguire la strada delle autocandidature, mentre in molti vorrebbero comprendere se nei programmi del ministero ci sia un solo sito o più di uno.
La chiave di volta, per Fratin, è il decreto sul nucleare, con il quale stante la situazione attuale, è possibile apportare modifiche a procedure, attualmente in vigore, ma definite ormai superate.
Le aree individuate dalla carta, ad esempio. “A suo tempo – ricorda Fratin – le aree militari erano state scartate, noi le abbiamo inserite. Oppure non sono stati ricompresi alcuni con strutture industriali che oggi non ci sono più.
Adesso andiamo avanti con i 51 individuati, ma è chiaro che se nel percorso emergono nuove valutazioni, è possibile agire di conseguenza.
Noi dobbiamo individuare un sito temporaneo per l’alta intensità e un altro o altri per la bassa intensità”. Ogni scelta poi avrà costi diversi. Da valutare.
Per il geologico, quello ad altissima intensità, con i rifiuti tombati, si è parlato di una decisione a carattere europeo.
Insomma, novità, idee che dovranno trovare una forma e soprattutto un’ufficialità, messe nero su bianco e il passaggio dovrà essere quello del decreto per il nucleare, che deve passare in commissione Ambiente e Attività produttive alla Camera. E magari dalle risposte che non ha potuto dare ai parlamentari, per mancanza di tempo.
Giuseppe Ferlicca
Articoli: Zelli (FdI): “Deposito scorie: il Pd diffonde fake news, Tuscia pattumiera d’Italia grazie a loro” – Luisa Ciambella (Per il bene comune): “Il no al deposito scorie l’hanno chiaramente espresso i comuni e il presidente della regione Rocca” – Marotta (Sinistra civica ecologista): “Deposito scorie nella Tuscia, allarmano le parole del ministro Fratin” – FdI: “Audizione del ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin: necessario fare chiarezza” – Battistoni (FI): “Pd Viterbo attacca ministro Pichetto con fake news” – Enrico Panunzi (Pd): “Deposito scorie nucleari, dietrofront clamoroso del ministro Fratin” – Pd Viterbo: “Fratin smentisce se stesso, il deposito scorie nucleari si farà anche senza accordo con i territori” – Tuscania delle Idee: “Scorie: il ministro Pichetto Fratin torna indietro, noi non ci stiamo” – Pichetto Fratin: “Deposito scorie nucleari, ormai abbiamo scartato l’idea di un centro unico e anche la carta dei 51 siti idonei è superata”
