Viterbo – “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”. Se si potesse dare un senso globale al Pride che sabato ha colorato vie e piazze del centro storico di Viterbo, sarebbe tutto in queste parole di Martin Niemoller poi riprese da Bertolt Brecht.
Sabato Priscilla, madrina, anzi no zia, come ha tenuto a ribadire lei, del TusciaPride di Viterbo, ha voluto legarsi idealmente alla manifestazione per Gaza che si svolgeva in contemporanea a Roma, e ha fatto più volte riferimento proprio al genocidio di Gaza, alla Palestina e ad una libertà, a dei diritti, che non sono di gay lesbiche etero o trans, sono diritti universali: diritti umani.
Viterbo – Il TusciaPride – La drag queen Priscilla, zia della manifestazione
Proprio i diritti umani, il diritto alla pace, al lavoro, alla giustizia sociale, alla parità di genere, alla libertà di essere e di pensiero sono stati dedicati gli interventi del pomeriggio, dai rappresentanti dei sindacati a quelli delle associazioni. Bandiere arcobaleno, dell’Arci, della rete degli studenti medi, della Palestina, cori, musica, hanno colorato e animato il corteo.
A sostenere l’iniziativa consigliere e consiglieri comunali del Pd che il 10 giugno, in consiglio comunale, si faranno promotori di una mozione per rafforzare l’impegno contro le discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere.
“Finché ci saranno comportamenti come quelli che osserviamo quotidianamente e commenti come quelli letti in questi giorni il Pride avrà senso di esistere”, questo e tanto altro ha detto Priscilla con forza, chiarezza, senza nessuna esitazione nello sguardo e nella voce. Fino a qualche anno fa per i più era impensabile un Pride a Viterbo, perché per molti non sarebbe stato possibile, contemplabile.
Proprio per questo ora è un imperativo morale esserci e sostenerlo: per non tornare indietro. Sostenere tutti quei colori, sostenere i diritti di tutti, il diritto di essere sé stessi, il diritto alla libertà, alla giustizia, alla pace. Sotto un’unica bandiera, quella arcobaleno, che tutti quei colori attraverso la forma di un abbraccio difende e comprende.
Irene Temperini
