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Faceva l’autista al boss Boyun, chiesti altri sedici mesi per il 32enne viterbese

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Mafia turca - Gli arrestati in questura - Nei riquadri Giorgio Meschini e Baris Boyun

Mafia turca – Gli arrestati in questura – Nei riquadri Giorgio Meschini e Baris Boyun

Remigio Sicilia

Il difensore Remigio Sicilia

Viterbo – Mafia turca, sale da cinque a sei anni e quattro mesi di reclusione la pena chiesta dalla pm della Dda di Milano Bruna Albertini per il viterbese Giorgio Meschini, 32 anni, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, unico italiano tra gli arrestati nel blitz scattato il 22 maggio dell’anno scorso a Bagnaia. 


– Mafia turca, chiesti 5 anni per il “sodale” viterbese del boss Baris Boyun


È sempre il processo ai 15 imputati che hanno chiesto il rito abbreviato, in corso al tribunale di Viterbo in collegamento video col gip Domenico Santoro del tribunale di Milano, unificato a un altro filone d’inchiesta, quello per ricettazione relativo ai presunti pagamenti al nero dei sodali dei sodali e del boss Baris Boyun a due avvocati del nord.

Ai cinque anni già chiesti, si è quindi aggiunto un ulteriore anno e 4 mesi di reclusione per ricettazone, contro cui nei prossimi giorni si batterà il difensore Remigio Sicilia durante la sua discussione. Per restare in tema, il pm ha chiesto pene da uno a tre anni di più per gli imputati che devono rispondere anche di ricettazione. 

Meschini resta nel frattempo recluso nel carcere Nicandro Izzo di Viterbo, dove si trova ormai da tredici mesi. 

In questo contesto, Meschini secondo l’accusa avrebbe effettuato almeno un pagamento, portando personalmente al settentrione “soldi” per i legali, su ordine del 41enne di etnia curda accusato di banda armata e terrorismo internazionale, ristretto per circa un mese ai domiciliari a due passi da Villa Lante, dove era sorvegliato h24 da una schiera di forze dell’ordine in seguito a un attentato quando stava a Crotone. 

A tradire le sue attività criminali in Italia è stata una banale cimice inserita nel braccialetto elettronico applicato alla caviglia del boss, attraverso la quale gli investigatori lo hanno incastrato in pochi giorni.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”. 

 


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