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Viterbo – (sil.co) – Avvocatesse viterbesi sotto tiro. Due le vittime dello stesso maniaco telefonico seriale, ovvero un 32enne romano che lo scorso 23 aprile è stato già condannato a due mesi di arresto per molestie dal giudice Jacopo Rocchi per avere perseguitato una legale del foro di Viterbo, per la quale era un perfetto sconosciuto, dicendole sempre la stessa cosa: “Sei una porca”.
Ebbene, mercoledì lo stesso 32enne era a processo davanti al giudice Daniela Rispoli per una vicenda copia-incolla. Identico modus operandi, identico l’appellativo di “porca”, vittima un’altra avvocatessa del foro di Viterbo, che si è costituita parte civile con l’avvocato Giovanni Labate.
L’incubo è cominciato quattro anni fa, a settembre del 2021. A inizio 2022 la vittima ha sporto denuncia, facendo scattare le indagini, che tramite l’esame di celle e tabulati telefonici, hanno condotto i carabinieri all’identificazione del 32enne.
In tutto l’avvocatessa ha ricevuto 171 telefonate, tutte dello stesso tenore, 78 con risposta e 93 senza risposta. La vittima non ha mai richiamato quel numero.
“Non ci sono dubbi che si trattasse di lui, le chiamate agganciavano sempre una delle quattro celle vicine alla sua abitazione”, ha spiegato uno dei militari incaricati dalla procura delle indagini. Le ultime otto chiamate le ha fatte tra le 8.11 e le 8.30 del mattino dell’8 febbraio 2022. La difesa ha sollevato dubbi sulla capacità di stare a processo dell’imputato. Al che l’avvocato Labate ha ricordato come una precedente perizia abbia escluso problematiche di natura psichiatrica.
Nel 2014 lo stesso imputato, all’epoca appena 22enne, fu denunciato una prima volta per molestie analoghe ai danni di una donna di Cortina che, facendo un numero a casaccio, avrebbe perseguitato al telefono dandole della “puttana” Nel 2017 fu poi assolto dal tribunale di Belluno per dubbi sulla reale identità del presunto stalker.
Anche per l’altra avvocatessa viterbese l’incubo era cominciato quattro anni fa, il 16 marzo 2021. Alla quarta chiamata nel giro di due giorni, la donna aveva sporto denuncia per molestie alla polizia che in breve, grazie ai tabulati, aveva scoperto trattarsi di un presunto maniaco seriale, poi per l’appunto condannato a due mesi di arresto. “Le telefonate sono proseguite ininterrottamente per sei-sette mesi. Sempre dello stesso tenore, da una voce inquietante maschile che ripeteva ‘sei una porca, sei una porca’. Passati sei-sette mesi, le telefonate, anche nel cuore della notte, si sono interrotte poi sono riprese”.
– Avvocata viterbese perseguitata al telefono da uno sconosciuto: “Sei una porca”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
